Cristiani d’Egitto
Per non rischiare di vedersi rigettare all’istante la richiesta di autorizzazione alla costruzione di una chiesa, i cristiani egiziani devono prima adempiere a una decina di condizioni tra cui il rispetto di una distanza minima tra il nuovo edificio religioso e la moschea più vicina. Basterebbe, come succede spesso, che alcuni fanatici islamici pongano le fondamenta di una nuova moschea nella zona prescelta per veder interrompere tutto l’iter e condannare un luogo di culto cristiano già costruito a crollare per decrepitezza. In realtà, si ritiene che i due terzi (1000 su 1500) delle chiese egiziane siano state costruite senza autorizzazione. Nel 2000 una lite tra due commercianti, un copto e un musulmano, scoppiata nel villaggio di al-Kosheh, 440 chilometri a sud del Cairo, è degenerata in saccheggi e violenze che si sono successivamente propagati ai villaggi vicini provocando la morte di 25 persone, tutte cristiane. Al processo, le sentenze sono state miti: qualche anno di carcere per una novantina di imputati. Quasi come se l’assassinio di un cristiano non fosse un crimine.
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