I diritti dell’amore e Gesù Bambino

Di Tempi
18 Dicembre 2003
“Un bambino è nato per noi”

“Un bambino è nato per noi”.“Per noi”? Natale. Che significa? Il marasma è quello di sempre. Gli uomini sognano sistemi perfetti dove, grazie allo Stato, ai giudici, al sindacato, non ci sarà più bisogno di essere buoni. Sognano le palingenesi, lo schianto rivoluzionario. E poi invece finiscono in un gran piagnisteo, gli uomini. Sognano gli uomini, e poi cadono per terra col naso in una pozzanghera – come scrisse Victor Hugo degli illuministi – per colpa dell’illusione di piegare la realtà ai propri pregiudizi. Perciò si capisce: nonostante il quarto e quinto potere, nonostante le tutine etiche e quelle mimetiche, restiamo soli. Soli e bestiali come sempre. Nonostante ci abbiano provato Rousseau e Voltaire a liberarci dalle tenebre, le cose sul palcoscenico del mondo sono già inondate di luce. Per questo, diceva Kafka, gli uomini vedono così poco. Il potere? È quello che è sempre stato (e non c’è bisogno di scomodare Augusto o Bush, ci basta vederlo in atto nel tranviere che siccome lui ha l’Onu dei diritti sindacali dalla sua parte e invece una madre con 40 di febbre no, quello fa il picchetto per non fare uscire gli autobus, questa deve mettersi in strada per portare un figlio a scuola). L’onestà, la moralità, gli uomini dalle mani pulite? Basta guardarci allo specchio al mattino, con che faccia ci raccontiamo migliori degli altri? Abbiamo sentito uno Spartaco nei giorni scorsi uscire dal coro e intonare canzoni vere, che non piacciono al superuomo e alla superdonna di quest’epoca resa feroce dalla teoria della tenerezza. Canzoni come quella che “avere un figlio non è un diritto, è una possibilità dell’amore”. In questo mondo che insegna a temere e ad anestetizzare la possibilità dell’amore nel nome della rosa e della mimosa, è un bel sentire. Il “mio” diritto riduce la vita umana a funzione delle idee. La possibilità dell’amore introduce all’altro, a un “tu”, alla realtà, all’uomo e alla donna reale.
Sedeva ai giardini pubblici, l’intellettuale, l’illuminista, il moderno, il solitario Diderot. Stava seduto su una panchina come un pensionato, e pensava e scriveva da buon solipsista che «le idee», non le passeggiatrici di Place Pigalle «sono le mie puttane». Sulle idee, cioè su quegli sghiribizzi che ci facciamo di persone e cose, nella solitudine e nel disprezzo del vero, del certo, del reale, crescono come fiori sulle catene tante buone intenzioni di cui giustamente sono lastricate le vie dell’inferno. Siamo mai stati tanto schiavi e tanto poco amanti come in questi tempi – e sono secoli ormai – di liberi pensatori e folle solitarie?
Maledetto l’uomo solo, dice la sapienza ebraica, perché quando cadrà non ci sarà nessuno a rialzarlo.
E invece non siamo soli, “un bambino è nato per noi”. Cosa succede quando in una casa nasce un bambino? Succede non un’idea, ma un fatto che, se siamo persone normali, cambia il modo di dormire la notte e di alzarsi al mattino, cambia le abitudini tra un uomo e una donna, il modo di pensare le vacanze, di andare al lavoro, di pensare al futuro. Succede un avvenimento, quando entra un bambino nel mondo, succede un inizio, un inizio nuovo. Dai fatti, solo dalla testardaggine dei fatti viene la salvezza. Perché solo l’imprevisto, la grazia, la possibilità dell’amore è diritto iscritto nella carne umana. Ebbene, anche se dall’illuminismo in avanti hanno fatto a gara per nascondervi i fatti (e si è ben visto dove ci ha cacciato la loro passione per la superiorità delle idee, le idee di Scienza, Razza, Classe) succede che “un bambino è nato per noi”. Succede che è Natale. Succede un fatto che dice di sé: “Io sono la possibilità dell’amore, senza di me non potete fare niente”.

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