Instant Tv
Accendo la Tv verso le undici di sera.
Su Retequattro trasmettono un programma dedicato agli Anni Novanta. Sono gli anni della contraddizione: questa la tesi.
Gli anni cioè del buonismo ma anche della violenza gratuita, gli anni di Va’ dove ti porta il cuore ma anche quelli del pulp, gli anni nei quali la Tv scopre l’impegno sociale ma anche quelli della Tv-spazzatura.
E così via.
Poi giro su Raiuno e vedo un pezzo di una trasmissione dedicata, così mi sembra, ai mestieri notturni. Un metronotte romano parla del suo rapporto con la città di notte. Fa uso di immagini letterarie (lo scroscio di una fontana che si sente di lontano, lo stormire degli alberi nelle piazze) che lo rassomigliano a un attore che recita il monologo del metronotte scritto da qualche scrittore quarantenne di oggi, magari romano, magari con un contratto in Rai che gli permette se non altro di campare.
Poi giro non so su quale rete ed ecco la faccia di Zeman, l’allenatore che finì nei guai per aver denunciato l’uso generalizzato del doping anche nelle grandi squadre di calcio. Forse Zeman disse la verità, e forse finì nei guai proprio per questo. Ma imparò anche che in Tv – e non solo in Tv – la verità è un’arte che va coltivata con il duro lavoro, e che la spontaneità della diretta è, perlopiù, un mito, una frottola.
La Tv è un’arte, e come tale ha la potenzialità e i limiti delle arti. Può dire verità enormi, così come può dirle un romanzo, ma deve sempre tener presente che per dirle deve passare attraverso la finzione. Per essere vera deve essere, prima, verosimile. Ci parla della storia, ma non può eliminare una certa tendenza, propria di tutte le arti, a prendersi una rivincita sulla storia. E – comunque – piegare il verosimile al vero è un duro esercizio, che richiede astuzia, perseveranza e una certa umanità.
L’uomo è un animale docile, e va dove lo si tira.
Quando dimentica la sua natura di finzione, la Tv diventa bercio, e alimenta la nostra curiosità sciocca di farci gli affari altrui, passando del tempo a bearci di cose che, in realtà, non c’interessano affatto (tanto che, dopo, patiamo un certo senso di vuoto).
Tutto questo, in Tv, si realizza nel puro istante. Sono gli istanti a imprimersi in noi con la loro lieve menzogna e la loro sudata onestà (ma anche con la loro lieve onestà e la loro sudata menzogna).
In questa rubrica andremo a caccia d’istanti di Tv, tentando di leggerli, ossia di renderli veramente visibili.
Perché la Tv – ricordiamolo – è il regno dell’invisibile, di ciò che non vediamo proprio perché siamo sicuri di vederlo.
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