Cinema spezzatino

Di Bracalini Paolo
15 Gennaio 2004
Il quotidiano Le Figaro la spiega così l’ultima prescrizione europeista in materia di cinema

Il quotidiano Le Figaro la spiega così l’ultima prescrizione europeista in materia di cinema: «stando alla direttiva di Bruxelles, un film francese dovrà essere girato in Danimarca, montato in Inghilterra e le sue copie editate in Belgio». La chiamano delocalizzazione, e ai francesi già gli girano. Sì, perché la pensata della Commissione europea, presentata il 18 dicembre scorso, è la seguente: le industrie cinematografiche di ogni paese dovranno avere un tetto massimo di investimenti da destinare al proprio mercato interno. Per il resto, rivolgersi ai partner europei, prego. Siamo a una nuova autarchia: consumare europeo, comprare europeo. Un film italiano girato in Italia, prodotto Italia e montato in Italia? Poco progressista. Bisognerà anche aggiungere almeno un po’ di amato cinema extracomunitario, cinese o iraniano, onnipresente e onnivincente nei festival del cinema europei, e poi mescolare il tutto, tanto tra uno sbadiglio e l’altro, nessuno se ne accorge dello stufatino in salsa politicamente corretta. Già pregustiamo lo spettacolo: “La dolce Vita” sognata in un caffè di via Veneto, girata nelle strade di Copenhagen, Anita Ekberg che chiama «Marcello!» dalle fontane di Trafalgar Square.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.