Massimo Moratti
Dopo averlo minacciato una decina di volte, Massimo Moratti ha compiuto l’(in)sano gesto: si è dimesso da presidente dell’Inter. Insieme a lui hanno abbandonato il Cda della società nerazzurra anche tutti i membri “pesanti”, Marco Tronchetti Provera in testa. Una Caporetto, diretta conseguenza societaria di quella agonistica consumatasi domenica a San Siro con l’Inter irrisa dalla terz’ultima Empoli tra le pernacchie dei tifosi. Non sappiamo, in realtà, cosa comporterà nei fatti questo gesto (Moratti resta infatti proprietario della società mentre la presidenza dovrebbe passare a Giacinto Facchetti) ma una cosa è certa: Giobbe non avrebbe resistito così tanto alla guida dei nerazzurri. Massimo Moratti passerà alla storia per aver speso il corrispettivo di una Finanziaria da pentapartito per vincere, in nove anni, una misera Coppa Uefa. Per il resto, solo dolori. Il 5 maggio 2001, la girandola di allenatori che, esonerati prima del tempo, stanno ancora oggi godendosi gli stipendi che partono puntualmente da via Durini, le eliminazioni miliardarie da qualsiasi torneo a squadre la Uefa abbia organizzato dal dopoguerra a oggi, il tradimento di Ronaldo e le cessioni eccellenti a fronte di acquisti da mercatino delle pulci (come non ricordare l’addio di Roberto Carlos o l’arrivo della pornostar Vampeta?), le contestazioni dei tifosi e un miraggio chiamato scudetto, vinto l’ultima volta quando ancora esistevano l’Urss e il Muro. In questo calcio di bilanci truccati, tasse evase, doping amministrativo e non, tutto si può dire di Massimo Moratti tranne che non ci abbia fatto sognare: con lui nulla era impossibile. Per dirla con Hannah Arendt, durante la sua gestione l’Inter è stata «l’improbabilità infinita che si verifica regolarmente».
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