E l’autorevole “Lancet” si fa ciarlatano

Di Tempi
29 Gennaio 2004
«6.038 ospedali, 17.189 dispensari, 799 lebbrosari, 13.238 case di cura per anziani e malati cronici

«6.038 ospedali, 17.189 dispensari, 799 lebbrosari, 13.238 case di cura per anziani e malati cronici, 64.979 che erogano servizi vari che vanno dalla riabilitazione ai centri di terapia e pediatrici specializzati: in totale 110.954 organizzazioni cattoliche lavorano nel mondo della sanità a vario titolo. Come diamine sia possibile che la religione che espone i suoi aderenti al rischio di non volersi far curare, si prenda poi tale cura di curare la gente è una cosa che io non so spiegare. Deve spiegarlo Lancet». Così polemicamente si esprime Daniele Giusti, responsabile capo dell’Ufficio medico cattolico in Uganda in un articolo destinato ad apparire sulla rivista Medicina e Persona. Oggetto dell’ironia è un editoriale della più nota rivista medica del mondo, The Lancet, sezione “Infectious Diseases”, che assomiglia più ad una tirata propagandistica anticlericale che ad un saggio di giornalismo scientifico a cominciare dal titolo: “Faith no more”, niente più fede. L’editoriale sostiene la tesi che le credenze religiose, comprese quelle della Chiesa cattolica, sono contrarie all’evidenza scientifica e mettono in pericolo i progressi in campo medico. Questa conclusione sarebbe accreditata da fatti tanto diversi come la falsità del miracolo attribuito a Madre Teresa, poiché la presunta guarigione miracolosa di una donna indiana sarebbe dovuta ad un trattamento antitubercolare (per un tumore addominale!); gli ostacoli che alcuni gruppi musulmani della Nigeria settentrionale stanno inframettendo alle campagne di vaccinazione anti-polio; le critiche della Chiesa cattolica all’utilità dei profilattici nella lotta all’Aids; i programmi di educazione sessuale centrati sull’astinenza finanziati dall’amministrazione Bush su pressione dei gruppi cristiani statunitensi. Riguardo agli ultimi due punti The Lancet afferma: «Questi dogmi dimostrano ignoranza della realtà dell’Aids in Africa, dove le donne sono maggiormente colpite dalla diffusione del virus Hiv. La discriminazione sessuale spesso fa sì che le donne non abbiano il potere di “dire di no” ai rapporti sessuali e di sapere se i loro partner sono o meno infetti». Replica l’articolo di Medicina e Persona: «Chi scrive sembra saperla lunga sull’Africa. Mi deve spiegare come fa una donna che non può dire no al sesso ad imporre sesso con il condom!». “Faith no more” viene infine giudicato «articolo indegno… di una rivista scientifica. Chi l’ha scritto è un abile ciarlatano ed il Lancet ha fatto del cattivo giornalismo».

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