Il Caffè
Le cronache de La Repubblica riportano che, ricoverato in ospedale, Calisto Tanzi senza soldi si è fatto offrire un caffè. Fossimo nel bancarottiere di Collecchio eviteremmo quella bevanda simpatica ed eccitante, soprattutto dopo aver parlato per sei ore con magistrati, che poi hanno pensato bene di secretare le sue dichiarazioni.
L’Italia in questo dopoguerra è certamente cambiata, ma non sono cambiati i misteri di questo benedetto paese (si indaga da 40 anni sul “mostro” di Firenze!). E nella maggioranza dei casi sono “misteri al caffè”. Gaspare Pisciotta, luogotenente “traditore” di Giuliano, era pronto a fare una lista di nomi eccellenti, ma morì con un caffè servitogli dal padre in cella; Michele Sindona, sorvegliato da telecamere in un carcere, si fece un caffè e rimase secco. Ci sono state importanti varianti: Londra e Ponte dei Frati Neri per Roberto Calvi; sacchetto di plastica a S. Vittore per Gabriele Cagliari; “pistola volante” per Raul Gardini. I misteri italiani, soprattutto i crac, quando arrivano alle liste di banchieri, finanzieri e uomini politici hanno sempre un sapore di caffè “strano”. Nella vicenda Parmalat un morto c’è già stato. Fossimo in Tanzi chiederemmo adeguata protezione… ed eviteremmo il caffè.
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