Le due Argentine
Di nuovo tornano alla mente parole di don Luigi Giussani: «Il vero dramma dell’umanità attuale è il fatto che sia gli uni che l’altro non hanno un’educazione pari alla grandezza e alla profondità della lotta fra gli uomini». Sono state scritte per l’Iraq del marzo scorso. “Gli uni” erano gli americani e “l’altro” Saddam. Ma se ai primi sostituiamo per esempio i tranvieri e al secondo un Calisto Tanzi sembrano pennellate sull’Italia di questo incerto avvio di 2004. Dove «è diventato diritto tutto ciò che l’uomo pretende, in quanto gli è dovuto» scrivono i ragazzi di Gioventù Studentesca «e non importa se per ottenerlo deve andare contro il bene degli altri». Sono molti ormai a temere che l’ombra dell’“ala argentina” si stia allargando – come la sagoma infausta dei Nazgûl tolkieniani – sull’Italia.
Qualcuno invece in Argentina ci va. Un manipolo di ragazzi di Cremona e di Bergamo che da quando a Buenos Aires è scoppiata la crisi raccolgono fondi per gli amici di lì. Ora sono andati a trovarli. Non sembri cosa da poco. Il viaggio se lo son pagato quasi tutto di tasca propria, lavorando. Chi li ha aiutati l’ha fatto con sacrificio. Hanno salutato gli amici che andavano a sciare e si sono catapultati «in un altro mondo: palesemente povero e brutto a vedersi, sudicio». Dove hanno scoperto ragazzi straordinari: «Hanno un’apertura a 360° che è invidiabile! Dicono sempre di sì! Ci stanno a qualunque cosa tu gli proponga, senza crearsi nessun problema». Forse un po’ approssimativi, questo sì. E i nostri scoprono il valore dell’educazione all’ordine, al lavoro, all’importanza del particolare che hanno ricevuto. Non si sognano però di fare prediche: «Sei lì e fai quel che ti viene chiesto: prepari i frizzi, fai un canto, lavi i piatti, smonti l’impianto musica e intanto loro ti guardano…». Forse non lo sanno, ma si chiama condivisione. L’anticamera della riscoperta del “bene comune”.
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