GIORNALISMO BRILLANTE
Dopo l’affaire Blair – Bbc, in un sussulto di anglosassonite, i più noti reporter italiani si interrogano sul perché in Italia non c’è un giornalismo d’inchiesta, tranne che in pochissimi casi. Sembra quasi inutile ricordare alcuni punti fondamentali della storia del nostro paese. A Piero Ottone direttore del Corriere della Sera, Enzo Bettiza rimproverava che, più che un Times londinese faceva un Times dublinese. Quando non usava il fioretto, Bettiza diceva: «Non scambiamo Piccadilly con la Bovisa. Il giornalismo italiano non è mai stato d’inchiesta perché occorrerebbe indagare sui “poteri forti” di questo paese, che purtroppo, in un autentico groviglio di interessi, sono proprietari dei più grandi giornali italiani». Se lo dimentica soprattutto la premiata ditta Bonini&D’Avanzo; se lo dimenticano i giornalisti di sinistra; se lo dimenticano anche quelli di centrodestra. Il problema è che, in Italia, si è scambiato il giornalismo d’inchiesta con il giornalismo d’opposizione. E l’opposizione stessa va bene finchè non tocca il “padrone” oppure chi finanzia con la pubblicità. è per questa ragione che Sergio Romano ha coniato la figura italiana del “giornalista brillante”: poche notizie, poche inchieste, molte opinioni soprattutto contro…gli interessi altrui. Chi mai dimenticherà i mattinali di questura di Tangentopoli in stile brillante?
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!