Silvio’s version
Governare o regnare, questo è il problema. Ebbene sì, il “tecnicamente” immortale Cavaliere Silvio Berlusconi, dopo due anni e mezzo di governo e dopo dieci anni di Forza Italia è arrivato al bivio. Che i suoi stessi compagni d’arme e di governo illustrano così, a Tempi.
QUELLI CHE…
BERLUSCONI FACCIA IL LEADER
Il calcio d’inizio spetta al vicepresidente della Camera, Alfredo Biondi, uno che di “verifiche” ne ha viste parecchie. Tanto che, rivolto ai colleghi di governo, manda a dire: «è ora di smetterla di pensare che fare il ministro sia un vitalizio. Se se ne cambia uno non muore nessuno». Ma a Berlusconi che consiglio darebbe? «Berlusconi deve mettersi a fare il leader. Innanzitutto deve riunire tutti i gruppi parlamentari della Casa delle Libertà e parlare chiaramente. I “franchi tiratori” non sono i partiti, sono i peones, quelli che sfogano così le loro frustrazioni quotidiane».
«Quello che è importante – continua Biondi – è che Berlusconi non cerchi di trasformarsi in una cosa che non è. Dev’essere il Cavaliere, quello della discesa in campo dieci anni fa. Poi, in politica, succede quel che succede, non sempre si può vincere e lui ha già dimostrato di saper perdere e rivincere».
Per Fabrizio Cicchitto «il problema è quello di scegliere, per governare, fra il metodo della mediazione e quello dell’iniziativa politica del solo leader. Finora Berlusconi ha intrecciato i due metodi. Per esempio ha deciso per ciò che riguarda la politica estera, ha mediato sul terreno della giustizia, ha lasciato fare sul terreno della politica economica. Mi sembra evidente, viste le differenze sopravvenute all’interno della coalizione proprio sul terreno della politica economica, che deve occuparsi attivamente anche di questa materia». Secondo Raffaele Costa i nodi da sciogliere non stanno «né nella maggioranza, né nel rapporto fra maggioranza e opposizione che, talvolta in maniera eccessiva, svolge comunque il suo compito». Dove sta, allora il problema del Cavaliere? «Non si capisce l’attuale momento se non partendo da una distinzione fondamentale» spiega Costa. «Mentre la Prima Repubblica era caratterizzata da un tasso ideologico sovente fine a se stesso, la Seconda Repubblica ha il merito di aver sostituito alla politica i fatti. C’è un forte pragmatismo. Il problema quindi sta nell’approccio che si ha di fronte al tema delle trasformazione della società. Esistono dei poteri forti che hanno occupato degli spazi esagerati dalla fine degli anni ’60 ad oggi. Penso ai sindacati, alla magistratura e a quelli che io chiamo “marchesati”: cioè all’ingerenza dello Stato nell’economia. Occorre lavorare perché questi poteri condizionino sempre meno la vita dello Stato e dei cittadini». Che tradotto dal politichese significa: riforme, riforme, riforme.
QUELLI CHE… SERVE UNA MEDIAZIONE
La prima riforma che servirebbe è quella costituzionale. Almeno così pensa Angelo Sanza, per il quale «non si capisce se la nostra è una Repubblica parlamentare semipresidenziale o presidenziale. Questo genera un contrasto costante tra Governo e Parlamento in termini costituzionali ed è qui che nascono i problemi». Per esempio? «Per esempio gli alleati di governo vivono la prima parte della legislatura come una “luna di miele” con il Presidente eletto dal popolo. Nella seconda, quando si avvicinano le consultazioni elettorali, gli alleati cominciano a rivendicare il loro peso all’interno della coalizione». Lezione politica interessante. Ma scusi, Sanza, a questo punto che succede? «Siamo in un passaggio difficile e rischiamo un punto di rottura gravissimo. Solo la comprensione umana tra Berlusconi e i leader alleati permetterebbe di andare avanti». Sta dicendo che Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro o sarà crisi di governo? «Sto dicendo che Berlusconi deve fare un sacrificio. Uso appositamente questa parola perché so che è una cosa che pesa e non poco. Deve fare il sacrificio di immedesimarsi nelle esigenze degli alleati anche in termini di partecipazione al governo del Paese».
Anche il senatore Francesco D’Onofrio è per la ricerca di un centro di gravità. Permanente? Beh, adesso non esageriamo: «Berlusconi sta facendo politica in modo diverso dal modo in cui veniva fatto in passato e questo crea un problema. C’è infatti una forte differenza tra il modo con cui lui affronta i problemi e il modo in cui gli vengono posti». Vuole spiegarsi meglio, senatore? «Personalmente non ho lezioni da dare, ma credo che occorre trovare un punto di equilibrio, un modo comune di affrontare i problemi, un linguaggio unitario senza che Berlusconi abbandoni il proprio modo di fare politica».
Troppa grazia… Ma, insomma, il re è o non è nudo? «Nudo? Nudissimo» ci dice Publio Fiori, vicepresidente della Camera che, con la schiettezza che lo contraddistingue, comunque consegna a Tempi la sua evangelica speranza di non vedere spezzata la canna incrinata, né spento il lucignolo che fumiga: «Berlusconi aveva promeso una rivoluzione democratica, ma purtroppo non ce n’è traccia. Abbiamo poco tempo, ma occorre ripartire e realizzare il programma».
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