IL GIORNALE QUOTIDIANO, QUESTO SCONOSCIUTO
Nell’articolo “Declino italiano” sul numero 48 del 2003 di Tempi segnalavamo, fra i vari deficit italiani in materia di “economia della conoscenza”, la scarsa diffusione della lettura dei giornali quotidiani, che vedeva l’Italia agli ultimi posti in Europa e superata da vari paesi extraeuropei. Oggi siamo in grado di proporvi una classifica aggiornata sulla lettura dei quotidiani nel mondo che conferma la criticità della situazione italiana. Secondo i dati dell’Associazione mondiale dei giornali, nella classifica del numero di copie di quotidiani politici ogni 1.000 cittadini, l’Italia è preceduta da ben 25 paesi. Con 118 copie ogni 1.000 lettori, l’Italia è superata non solo dai paesi scandinavi e anglosassoni, dove la tradizione della lettura del giornale quotidiano è molto forte, ma anche da paesi asiatici e dell’Est europeo, e perfino da Turchia e Perù, che vantano rispettivamente 131 e 341 copie di quotidiano ogni mille lettori. L’unico conforto, in questo panorama, può venire dalla constatazione che la scarsa dimestichezza con la lettura del quotidiano non riguarda solo l’Italia, ma è un po’ una caratteristica dei paesi latini: l’ambiziosa Francia e la rampante Spagna non stanno molto meglio di noi, con 164 e 127 copie ogni mille lettori rispettivamente. Ma è un conforto ben misero. La realtà dice che i quotidiani britannici e svizzeri hanno quasi quattro volte i lettori di quelli italiani e spagnoli. Detto in un altro modo, l’Italia di oggi ha lo stesso rapporto fra lettori e copie di giornale che si registrava settant’anni fa, in epoca fascista, quando non c’era pluralismo nella stampa.
Se allargassimo la visuale alla classifica dei quotidiani più diffusi nel mondo, avremmo nuove delusioni: fra i primi 100 quotidiani (sportivi esclusi) del mondo soltanto 2 sono italiani (anche quelli tedeschi sono 2, la Francia ne conta appena 1 e la Spagna zero). La lettura sembra ormai un’attività riservata agli anglosassoni (19 titoli fra i primi 100 gli statunitensi, 7 i britannici) e soprattutto agli asiatici, grazie alla combinazione di grandi quantità di popolazione e tassi di alfabetizzazione in crescita: Giappone (20 quotidiani fra i primi 100), India (16), Cina (15) e Corea del Sud (10) svettano su tutti.
Lo scarso gradimento del pubblico per la stampa si riflette sul mercato pubblicitario: mentre in Germania e Regno Unito i quotidiani si annettono oltre il 40 per cento di tutto il mercato pubblicitario e negli Stati Uniti e in Spagna il 30 per cento, in Italia l’indicatore tocca appena il 20 per cento (solo la Francia fa peggio, con un 18 per cento). L’Italia detiene invece il primato mondiale della pubblicità televisiva, che da sola conta per più del 50 per cento di tutto il mercato pubblicitario nazionale (solo Giappone e Russia si avvicinano all’Italia, con un valore prossimo al 50 per cento): un popolo di teledipendenti.
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