AMORE SENZA CONFINI

Di Simone Fortunato
12 Febbraio 2004
Un ricca borghese sposa la causa umanitaria del medico di cui si innamora.

L’amore del titolo è quello che muove la protagonista a fare del bene, ai confini del mondo, sulle tracce di un medico fascinoso che ha fatto del volontariato la sua bandiera. Ma è anche il sentimento che spinge una ricca borghese a mollare marito e figli per un’avventura umanitaria tanto romantica quanto inconsistente. è un film falso ed inattaccabile questo “Amore senza confini”: falso perché spaccia come vero un surrogato della parola “carità” che non è né un’idea generica di bene né un dovere. La carità cristiana nasce dall’amore alla realtà tutta (compresi marito e figli) e non serve certo a mettere a tacere la coscienza. Inattaccabile, perché è difficile parlare male di un film che raccoglie fondi per le vittime della fame. Eppure, dietro i pur nobilissimi intenti della Jolie, ambasciatrice Onu per il Terzo mondo, c’è qualcosa di più in questo modesto e scontato drammone: c’è tutto il peggior politically correct, per cui si mostrano asettici ospedali da campo, senza segni distintivi che potrebbero dare fastidio (ma il co-protagonista si dichiara buddista) e, cosa ancora più inquietante, in quello che dovrebbe essere un film di denuncia, l’unica protagonista è lei, la diva dall’occhio vitreo e dalle labbra di gomma.
Di M. Campbell. Con A. Jolie, C. Owen

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