Fratelli d’Italia
Il 17 settembre del 2000, mentre scendeva una tiepida sera della primavera australiana, ho cantato l’inno nazionale. “Fratelli d’Italia” echeggiava nella grande piscina di Sydney e gli altri ci guardavano stupiti. Una botta di patriottismo agli antipodi, generata da un ragazzo di Trecate, pigro per costituzione, anche quando si staccava dai blocchi di partenza. Però di grande tecnica, un ranista eccezionale. Quella sera Domenico Fioravanti vinse il primo oro della storia del nuoto italiano alle Olimpiadi. Più di 100 anni ci erano voluti, però che gusto, quell’elmo di Scipio stonato che saltellava per la piscina. Ci pensavo lunedì, quando Domenico Fioravanti ha annunciato il suo ritiro per via di un cuore che s’ingrossa quando nuota. Mi sembrava che spiacesse più a me che a lui. E forse è vero: lui è entrato nella storia, ma per me, che resto nella cronaca, la ripetizione di quella sera tiepida è una chimera. Non la rivedrò in questa vita. Peccato, dear friends, per Domenico e per lo sport, però sono contento perché per una volta non ho parlato di Galliani e di Sensi, di Materazzi e Cirillo, di Berlusconi e Fassino e dello scemo che ha tirato il petardo al portiere Gillet. Ogni tanto fatelo anche voi, pensate a qualcosa di non calcistico, sforzatevi. Per poco, ma vi sentirete meglio.
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