TOLLERANZA
Le aziende che promuovono la diversità guadagnano di più. Lo dice uno studio della Commissione europea: “I costi e i benefici della diversità”. In pratica, chi assume dipendenti di culture, etnie, convinzioni religiose e orientamenti sessuali differenti, avrebbe grandi vantaggi economici. Perché? Un’azienda multietnica ha una migliore reputazione, quindi maggiore visibilità sul mercato, quindi vende di più e meglio. «Incoraggiando la diversità – si legge – le aziende rafforzano i valori aziendali, gli assetti che le permettono di essere competitiva e generare flussi di denaro costanti, aprire nuovi mercati, ridurre i costi, soddisfare azionisti chiave e consumatori». Insomma tutto è monetizzato, funzionale al consumo, e anche la tolleranza diventa una voce di bilancio. L’ufficio progressista è lo stadio culminante dell’alienazione capitalista, e dietro la bandiera della diversità c’è il pensiero unico del consumo e il mercato globale. Il nuovo ’68, in cui Pasolini vedeva la realizzazione dei valori borghesi («I contestatori distruggono quello che il potere neocapitalistico vuole abbattere: i legami tradizionali, religiosi, l’attaccamento alle radici, il senso comunitario, la solidarietà con gli altri, il senso dell’autenticità, del mistero»), arriva dai burocrati di Bruxelles.
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