E’ questa la vostra Europa?
Eccolo il vero partito di plastica. Eccolo l’illusionismo politico eretto a sistema di governo. A confronto con la kermesse degli “uniti nell’Ulivo” al Palalottomatica di Roma, le convention americanizzate di Forza Italia fanno figura di sobrie riunioni pervase da intensa concretezza. Non è solo questione della lunga sfilata del mondo dell’irrealtà – uomini video in crisi di astinenza che parlano come tossicodipendenti («Carlo Freccero mi chiama di notte per parlare di tivù», dice Michele Santoro), finti san Valentino di politici che regalano fiori ad attrici innalzate a madri della nazione, i drammi di vittime del terrorismo e operai in cassa integrazione stravolti in emozioni da palco come in un’espansione dei reality show televisivi. È proprio una questione di merito: l’Europa di Prodi innalzata a modello virtuoso e aspirazione degli italiani dabbene, gabellata come esempio di serietà politica, rigore amministrativo, multilateralismo efficace, è una mistificazione odiosa. L’Europa boriosa di Prodi, quella del «noi europei, loro euroscettici», è un concentrato di stupidità burocratica, disprezzo per l’intelligenza altrui e spreco impunito dei soldi degli europei. Un giudizio troppo duro? No di certo. Basta pensare al caso che denunciamo su Tempi, quello degli aiuti Ue allo Zimbabwe. Nella sua ultima relazione sulle attività del Fondo europeo di sviluppo la Corte dei conti europea ha rilevato che nel solo 2002 l’89 per cento del valore degli aiuti destinati alla popolazione dell’infelice paese africano è andato perduto a causa del tasso di cambio che ad essi è stato applicato. La Ue ha accettato di erogare le risorse destinate a vari interventi umanitari (alla fine del 2002 erano ancora erogabili 129,7 milioni di euro) sulla base del comico cambio ufficiale, che nel 2002 era fissato a 55,59 dollari dello Zimbabwe per 1 dollaro Usa, contro un valore reale sul mercato di ben 1.500. In questa maniera 4,5 milioni di euro della Ue, che avrebbero dovuto comprare beni e pagare servizi per 2,1 miliardi di valuta locale, si sono rimpiccioliti ad appena 235 milioni. Alle critiche della Corte la Commisione europea ha risposto che «la Commissione si preoccupa di seguire una procedura assolutamente trasparente, che tenga conto del principio di gestione comune del Fes e dell’esigenza di rimanere entro un quadro di legalità», e che grazie ad un negoziato le autorità dello Zimbabwe avevano accettato di applicare un tasso intermedio fra quello ufficiale e quello di mercato. Così nel luglio 2003 l’euro poteva essere cambiato ufficialmente a 1.750 dollari locali, mentre il mercato parallelo ne offriva 2.400.
Vien voglia di urlare. La Commissione mena vanto perché, dal luglio scorso, la cricca di Mugabe ruba soltanto il 27 per cento circa degli aiuti Ue, e non più l’89 per cento come prima. Questa infatti è la realtà oscena nascosta dietro le parole “trasparenza”, “legalità” e “gestione comune”. Il tasso di cambio ufficiale sopravvalutato è lo sporco imbroglio con cui le dittature africane permettono alla nomenklatura e ai protetti del regime di arricchirsi alle spalle della povera gente: a loro, non certo al popolo, vengono cambiati i dollari a poco prezzo. La Ue, che ufficialmente applica sanzioni contro il regime di Mugabe, in realtà lo sta aiutando a sopravvivere. Altri si comportano diversamente: nel gennaio scorso la Banca centrale dello Zimbabwe è ricorsa alla mossa disperata di mettere all’asta una quantità di valuta pregiata allo scopo di calmierare il cambio sul mercato parallelo, ormai salito a 6mila a 1, e le agenzie umanitarie che operano in Zimbabwe e cambiano i loro dollari ed euro sul mercato parallelo senza falsi moralismi, hanno protestato: «I prezzi resteranno uguali, le nostre risorse risulteranno diminuite», ha dichiarato un dirigente di World Vision. Chi sono i fuorilegge, chi sono i veri furfanti, loro o i burocrati della Commissione europea?
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