I triciclanti

Di Nicola Imberti
19 Febbraio 2004
Siamo un po’ divisi su fecondazione, Irak, pensioni, scuola e welfare ma vogliamo farci del bene. Parola di Paolo Cento (Verdi), Ugo Intini (Sdi), Pier Luigi Bersani (Ds) ed Enrico Letta (Margherita)

Uno per tutti e tutti per uno. Si è conclusa in un tripudio di musica e coriandoli la convention del centrosinistra riformista che ha eletto Romano Prodi leader indiscusso della coalizione. Ora c’è tutto: il simbolo unitario (con tanto di rametto e slogan “Uniti nell’Ulivo – per l’Europa”), un leader riconosciuto, una coalizione abbastanza ampia. Cosa desiderare di più dalla vita? Di certo non guasterebbe una linea comune che vada oltre l’“antiberlusconismo”. Ovvero la domanda posta da Edmondo Berselli dalle colonne di Repubblica: «Esiste davvero un’entità chiamata centrosinistra?».

SIAMO MEGLIO DEL CENTRODESTRA
Secondo Pier Paolo Cento (Verdi) il centrosinistra esiste, eccome, ed anzi «dimostra ogni giorno di saper governare, e bene, attraverso un’ampia coalizione, in sei Regioni e in più della metà dei Comuni e delle Province italiane». Ecco, appunto, un’ampia coalizione unita dall’obiettivo comune di eliminare Satana Berlusconi. «Non è del tutto vero, anche se è evidente che la crisi del governo e del paese sta accelerando la necessità di costruire un ampio schieramento alternativo. Uno schieramento che sia unito sia dalla necessità di liberare il paese da Berlusconi, sia su alcuni punti necessari per rilanciare l’Italia». Però i Verdi stanno fuori dalla lista unica…
«Il dibattito sulla lista unica è legato alle elezioni europee ed è chiaro che forze con identità autonoma come i Verdi abbiano deciso di andare da sole. Nello stesso tempo, però, stiamo lavorando su un programma per le elezioni del 2006 che rappresenti un compromesso tra le diverse identità che vivono nel centrosinistra. Un compromesso trasparente anche su vicende scottanti come la politica estera. Francamente dopo che il paese ha avuto davanti agli occhi il governo Berlusconi che, con 100 parlamentari in più alla Camera, non riesce a trovare un accordo credo che le diversità del centrosinistra siano quasi trascurabili». Parola di Cento.

AVANTI CON IL TRICICLO
Intanto avanza a grandi pedalate verso il traguardo di giugno il triciclo di Romano Prodi. Ce la farà a non perder qualche “ruota” per strada? Ma soprattutto basterà Romano Prodi per tenere insieme Boselli, Rutelli e Fassino? Secondo Ugo Intini (Sdi) la nascita della lista unica «risolve la storica debolezza della sinistra italiana. Una debolezza legata a due elementi: la mancanza di un leader e di un’aggregazione intorno a lui che abbia un consenso elettorale prossimo al 35%. Con la lista unitaria si risolvono in una sola volta, ambedue i problemi. Finalmente abbiamo un leader (Romano Prodi) e una coalizione con almeno il 35% dei voti».
Tutto chiaro, no? Domanda: ma cos’è che tiene insieme questa coalizione? «Non mi sembra un grosso problema il fatto che ci siano delle divisioni al nostro interno. Anzi direi che in tutto il mondo ci sono sempre state psicologicamente, culturalmente e politicamente due sinistre: una sinistra di governo più pragmatica e una sinistra più radicale ed estremista. In alcuni paesi queste due sinistre convivono all’interno dello stesso partito. In Italia purtroppo non è stato così, ma credo che sia difficile continuare a immaginare che le forze del centrosinistra stiano in 8 partiti diversi. Queste due sinistre dovranno stare in un solo partito. Oggi abbiamo costruito l’aggregazione riformista. La nostra è una scommessa. Ci presentiamo senza ambiguità e se l’opinione pubblica stabilirà che il peso della nostra aggregazione è superiore a quello della sinistra radicale credo che nel 2006 potremo realizzare un’alleanza che vincerà le elezioni».
Il pronostico di Intini? «Credo che se la sinistra riformista avrà il coraggio di fare le sue battaglie avrà un grande successo».
Non ne è completamente convinto Enrico Letta (Margherita) che senza mezzi termini ci dice: «Non siamo ancora pronti, ma si sta facendo un buon lavoro di aggregazione. La lista Prodi è il passaggio più importante in questa direzione perché non solo rappresenta un’identità di centrosinistra, ma è anche una prima rappresentazione di un’alternativa. Stiamo lentamente passando da una logica esclusivamente oppositiva ad una logica alternativa. Credo che sia anche un modo per cogliere gli errori e i limiti del nostro passato recente. Adesso siamo entrati nella seconda metà della legislatura e dobbiamo cominciare a pensare al 2006. Il fatto che ci siamo confrontati anche al nostro interno in Parlamento, credo sia naturale quando si toccano argomenti particolari come quello della fecondazione, ma credo vadano gestiti con maggiore attenzione quando ci si misura su questioni di politica estera ed economica. Temi su cui lo sforzo unitario, secondo me, deve essere maggiore»
Dunque: lista unica sì, ma con parecchie divisioni in materia di fecondazione, politica estera, politica economica, riforma della scuola. O no, onorevole Pier Luigi Bersani?
«Io credo che in questi ultimi giorni siano emerse più nettamente le spaccature del centrodestra rispetto a quelle del centrosinistra. Ciò nonostante penso che il centrosinistra debba fare dei passi prendendo qualche impegno in più, nei confronti degli elettori, in termini di unità, solidità, affidabilità e stabilità. Si sta lavorando per questo e credo che l’elemento principale che ci unisce non sia l’antiberlusconismo, ma la preoccupazione per la situazione nel paese e quindi l’idea che l’incertezza in cui il paese si trova riguardi un po’ anche noi e la nostra capacità di dare risposte».
Nel frattempo Pdci e Prc aspettano i prodiani al varco magari già nelle prossime settimane quando il centrosinistra unito voterà diviso sulla questione della missione italiana in Irak.

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