La memoria del bene

Di Justin Mc Leod
19 Febbraio 2004
In Francia è stata alla fine approvata la legge che proibisce nelle scuole i simboli religiosi.

In Francia è stata alla fine approvata la legge che proibisce nelle scuole i simboli religiosi. «La laicità della scuola è l’impegno a garantire a ognuno la possibilità di emanciparsi dalle proprie appartenenze e dalle proprie origini», scrive Le Monde. In Italia intanto la scuola celebra la “giornata della memoria”. Un gruppo di ragazzi e di insegnanti della Brianza ci ha visto una contraddizione. «La scuola laica da un lato auspica la cancellazione della memoria, dall’altra aderisce (giustamente) alla giornata della memoria», scrivono in un volantino. Strana memoria selettiva, che tien desto il ricordo di alcuni fatti e vorrebbe seppellirne altri. E si domandano: «Ma perché la memoria? Il ricordo dei mali del passato può alimentare risentimento se non addirittura odio per i colpevoli. A cosa servirebbero?».
Risponde a distanza, da un’assemblea del liceo Carducci a Milano, Mario Morpurgo, psicanalista ebreo, salvato nel 1943 da un sacerdote che ha nascosto lui e la sua famiglia: «Memoria è la possibilità di trovare nel passato qualcosa di bene per il presente, perché per ricostruire l’uomo bisogna sempre ripartire da un bene, anche di fronte a una tragedia come la Shoah». Il bene per lui è stato il prete che lo ha salvato: «Ancora oggi cerco di guardare i miei pazienti come quel pretino, anche se non riesco a fare proprio come lui…».
“La memoria e la speranza” è anche il titolo dell’ultimo numero di LineaTempo, la rivista diretta da Andrea Caspani dedicata alla storia e al suo insegnamento. Il fascicolo – come l’intero lavoro della rivista – nasce da una sfida: costruire un uso non ideologico della memoria. Non la storia ridotta al servizio degli interessi politici (radice del disinteresse con cui i ragazzi la snobbano oggi); ma la possibilità di riconoscere nel passato i tratti di una statura umana con cui guardare al presente e affrontare il futuro. Come nella vicenda – rievocata nel volume – di Moshe Bejski: uno dei salvati dalla celebre lista di Schindler, ispiratore del Giardino dei Giusti a Gerusalemme. Una memoria del bene per resistere al nichilismo imperante.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.