Si fa tutto con i bambini
E’ stata approvata la legge che regola la fecondazione artificiale. E stiamo facendo passi da gigante anche sulla clonazione, certo per ora l’opinione pubblica non è del tutto favorevole, ma piano piano, puntando sulla logica perennemente bambinesca del “ciò che voglio, i miei diritti, io, io”, “un’altra donna può abortire, perché io non posso partorire?”, “io non lo farei mai, ma è giusto dare questa possibilità”, ve la faranno accettare, magari con la “notizia” che l’uso delle cellule staminali degli embrioni è la panacea di tutti i mali del mondo. Comincerà qualche sapiente che per studio e intelligenza dovrebbe saperne più di noi su vita e bene e male, che ci spiegherà quanto sia giusto e buono clonare gli embrioni, seguirà la testimonianza di qualche malato famoso, magari di C. Reeve, ex Superman, che viene sempre riesumato e intervistato in questi casi. Proprio a questo pensavo giovedì 12 febbraio. E venerdì, sul Corsera, ecco il filosofo E. Severino che ci istruisce, a proposito di clonazione terapeutica: «Si sacrifica una vita per il bene comune», e prosegue con la frase che è la moderna giustificazione di tutte le aberrazioni dell’uomo (da “aberrare” = allontanarsi disordinatamente dal vero, dal giusto, dal normale): «Perché c’è uno scopo buono». E sabato, puntuale, intervista a Superman, a risvegliare la nostra pietà. I bambini li possiamo uccidere, in pancia, oppure volere a tutti i costi, e se sono “difettati”? Possiamo clonarli, o, tra tivù, scuole e piazze, ucciderne la coscienza; a leggere lo scrittore G. Steiner, sull’ultimo Tempi, dei bambini possiamo usare e abusare. Chiaramente “per uno scopo buono”. Buono per chi? Per i bambini, nostro futuro, nostri “domani che cantano”? Buono, senza vero, senza giusto? Parafrasando una frase di Peguy, potremmo titolare i nostri ultimi decenni, il nostro presente, e, se qualcosa non avviene, quelli a venire, “Si fa tutto con i bambini”. Dove un “per” che diventa un “con” fa la differenza tra la vita e la morte.
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