Tutte le bugie della Cgil Scuola smascherate
L’approvazione del primo Decreto legislativo in attuazione della legge Moratti non arresta la nostra battaglia.
Confermiamo la nostra netta opposizione ad un provvedimento che:
– riduce fortemente l’offerta formativa delle scuole pubbliche;
FALSO. Nessuna scuola sarà costretta a ridurre l’offerta, mentre tutte, anche quelle che oggi hanno solo il tempo normale, saranno tenute a offrire anche le ore aggiuntive
– riscrive la Costituzione trasformando l’istruzione in un bene a domanda individuale;
FALSO. Rispetta in toto la Costituzione, dando reale applicazione all’art. 30 «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli»
– distrugge le migliori esperienze pedagogiche;
FALSO. Tutte le esperienze pedagogiche potranno tranquillamente continuare. La legge introduce semplicemente un nuovo quadro orario, all’interno del quale le scuole potranno continuare a collocare tutte le attività che già svolgevano, secondo le modalità già collaudate
– sconvolge – con l’introduzione del tutor – la dimensione collegiale e solidale della scuola;
FALSO. Non si capisce perché un gruppo sperimentato di insegnanti dovrebbe improvvisamente diventare incapace di collaborare solo perché a uno di essi viene affidata una funzione di coordinamento e di responsabilità nei confronti delle famiglie (ruolo che negli anni può tranquillamente essere svolto dai diversi insegnanti del team a rotazione)
– condanna al soprannumero decine di migliaia di insegnanti, a partire dalla falcidia dei docenti di Educazione tecnica e di Strumento musicale.
FALSO. Anzi, l’estensione delle ore aggiuntive a tutte le scuole porterà a un aumento delle cattedre.
La Cgil Scuola sarà al fianco di tutte quelle scuole che decideranno di non ridurre l’offerta formativa deliberata prima dell’approvazione del Decreto avvalendosi delle prerogative loro affidate dalla nostra Costituzione.
L’autonomia scolastica, con il nuovo Titolo V, è diventata una risorsa costituzionale. Essa riguarda la didattica e l’organizzazione delle attività. L’autonomia rappresenta, innanzitutto, il conferimento alla “comunità” scolastica di poteri e responsabilità molto forti in relazione al territorio.
VERO. Infatti la legge affida il compito di formulare l’offerta formativa all’autonomia delle scuole.
Analogamente, il tutor non può rappresentare alcun vincolo nell’organizzazione dell’attività collegiale. Da un lato ciò che dovrebbe garantire il tutor oggi è assicurato in modo molto più ricco e condiviso nelle nostre scuole e, contemporaneamente, la dimensione collegiale e cooperativa del lavoro docente rappresenta un modello pedagogicamente molto più ricco che la riproposizione dell’insegnante tuttologo.
VERO. Infatti la riforma non ripropone l’insegnante tuttologo. Il tutor ha una funzione di coordinamento di quella “dimensione collegiale e cooperativa” che le scuole, nella loro autonomia, possono tranquillamente continuare a sviluppare
Il tutor non può essere inteso come un vincolo introdotto per Decreto, ignorando le prerogative dell’autonomia scolastica, per quanto riguarda l’organizzazione della didattica, e della contrattazione, per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro.
Infatti, su diverse questioni il Decreto legislativo invade compiti che spettano alla contrattazione e pertanto non si può applicare. Ad esempio, la contrattazione d’istituto ha competenze esclusive in materia di organizzazione del lavoro e di orario dei docenti (art. 6 Ccnl). Non possono, pertanto, essere scavalcate con atti unilaterali precise competenze professionali e contrattuali ed ogni atto compiuto in questa direzione è illegittimo. Anche qui le scuole hanno un ampio margine di manovra per ribadire la loro dignità e la loro storia.
Qui si incomincia a entrare nel merito. Qual è la vera colpa della riforma? Di mettere in dubbio lo strapotere dei sindacati. Oggi infatti – complice il ministero, che ha firmato l’ultimo contratto – arbitri della vita delle scuole sono le rappresentanze sindacali d’istituto (Rsu). La Cgil sovrappone “autonomia” e “contrattazione”. Occorre invece distinguerle. La contrattazione spetta ai sindacati. Ma l’autonomia delle scelte didattiche è competenza degli organi di autogoverno delle scuole (Collegio docenti e Consiglio d’istituto). Non delle rappresentanze sindacali.
La Cgil Scuola non accetta che l’organico sia salvaguardato (forse) limitatamente al solo anno 2004-05.
Abbiamo rivendicato dal ministro una stabilità pluriennale degli organici. Abbiamo rivendicato che non trovi attuazione il taglio di oltre 12mila posti dal settembre 2004 destinando così i posti per soddisfare la crescente domanda di tempo pieno e di tempo prolungato e per generalizzare la scuola dell’infanzia.
Eccoci al dunque. Negli anni Settanta c’era il salario “variabile indipendente”. Ora la variabile indipendente è la “stabilità degli organici”. Non importa se gli alunni diminuiscono. Non importa se già l’Ulivo, nella finanziaria del 1998, aveva programmato una riduzione del personale del 4% in tre anni (risultato: nel 2001 era aumentato del 5,75%: i sindacati non fanno sconti a nessuno…). Non importa se negli ultimi quindici anni tutte le scuole superiori hanno aumentato il numero delle ore di lezione, con il risultato che i ragazzi – tutti – si lamentano di avere “troppe ore” e “troppe materie” e di non riuscire ad approfondirle adeguatamente (e, dati Ocse alla mano, non sono certo più preparati di prima). L’unico, vero Moloch della scuola è la “stabilità degli organici”. Tanti saluti a tutti.
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