Sofismi di Severino
L’annuncio della rivista Science dell’avvenuta clonazione umana a scopo terapeutico (che comporta la creazione e la successiva distruzione di embrioni in vitro) ha sollevato non poche reazioni. Il filosofo Emanuele Severino ha risposto sul Corriere della Sera a chi chiedeva se considerasse questa pratica un omicidio: «Sì, però la si può considerare anche come un sacrificio. […] Si sacrifica una vita per il bene comune perché c’è uno scopo buono, che nel nostro caso è il carattere terapeutico della clonazione». Da queste parole, appare evidente come, più che di bene comune, si dovrebbe parlare di mors tua vita mea: si dispone arbitrariamente della vita di un altro fino a distruggerla, per realizzare un proprio progetto, pur “buono” che sia. Ma che senso hanno gli sforzi degli scienziati se il loro esito è salvare una vita a discapito di altre, quando una scienza non ideologica mostra l’esistenza di altre vie, come il prelievo di cellule staminali dello stesso paziente, rispettose della dignità della persona?
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