Economia: pare “décadence”
Nonostante abbia ampiamente sforato i vincoli macroeconomici di Maastricht, approvando un bilancio che ha comportato un deficit pari al 4% del Pil, nel 2003 la Francia ha registrato un andamento generale dell’economia sull’orlo della recessione. Il governo aveva scommesso su una crescita del 2,5%, l’Ocse accreditava un più 2%, l’Osservatorio francese delle congiunture economiche un più 1,9%, invece il responso finale è stato un misero 0,2%: nella Ue solo Germania e Olanda hanno fatto peggio, segnando tassi inferiori allo zero. Ma essere andati meglio della Germania non è per la Francia un grande conforto: il dato del 2003 è il terzo peggior risultato nella storia della Francia del secondo Dopoguerra. Le previsioni per il 2004 parlano di una crescita compresa fra l’1,7 e l’1,9%, ma la brutta esperienza del 2003 spinge alla cautela, soprattutto in considerazione di alcuni fattori: 1) la contrazione dei consumi delle famiglie, alimentata dall’incertezza generata dal perdurante alto tasso di disoccupazione (9,7%, il quarto più alto della Ue) e dalla prospettiva di un aumento delle tasse; 2) il cattivo stato di salute finanziaria delle imprese, che presentano un tasso di indebitamento del 70% (contro il 46% delle imprese Usa); 3) la persistenza di un elevato deficit pubblico: la Commissione europea e la Banca centrale europea insistono che la Francia non può durevolmente ridurre il suo deficit se non procede a riforme strutturali in materia di fisco, assistenza sanitaria, lavoro; 4) la contrazione delle esportazioni: si calcola che la perdita di quote dei mercati esteri abbia fatto perdere alla Francia nel 2003 uno 0,9% di crescita del Pil. Per contenere le perdite il governo ha deciso di tirare fuori l’argenteria di famiglia, rinunciando a un po’ di quello statalismo che ha sempre contrassegnato l’economia francese: il governo è intenzionato a vendere sul mercato quote di proprietà di grandi aziende a partecipazione statale come Snecma (aeronautica), France Telecom, Renault, Air France, ecc. Basterà? I numeri parlano un linguaggio impietoso: negli anni Settanta il Pil francese era superiore del 25% a quello britannico, oggi è inferiore a quello di Londra del 9%; nell’ultimo decennio il tasso medio di crescita dei paesi più ricchi è stato del 2,8%, quello della Francia è stato dell’1,8%. Sembra proprio un declino.
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