Querelle criminalità

Di Tempi
11 Marzo 2004
L’emergenza criminalità sta spaccando la Francia

L’emergenza criminalità sta spaccando la Francia lungo le sue linee di divisione politiche, etniche e generazionali. Il ministro degli interni Nicolas Sarkozy ha espresso soddisfazione nel gennaio scorso per aver potuto annunciare che il numero dei reati in Francia era sceso sotto la barra dei 4 milioni, cifra superata invece sia nel 2001 che nel 2002. In realtà, se si analizzano i dati nel dettaglio si scopre che in 10 dei 95 dipartimenti territoriali i tassi di delinquenza hanno continuato a crescere, ma soprattutto che i delitti contro la persona, fra cui le aggressioni e le violenze carnali, hanno toccato nuovi record. I reati sessuali, stupri compresi, sono cresciuti da 29.123 a 40.577 fra il ‘95 ed il 2003, le lesioni gravi sono quasi raddoppiate, passando da 71mila a 135mila nello stesso arco di tempo. Nella classifica dei reati ogni 100mila abitanti la Francia ha superato, a partire dal 2001, gli Stati Uniti, con un totale di 4.244 crimini e delitti ogni 100mila persone, contro i 4.135 degli Usa.
Fra i reati che in Francia creano maggior allarme sociale ci sono le violenze sessuali di gruppo da parte di giovanissimi contro le ragazze nei quartieri periferici, dove vittime e aguzzini quasi sempre sono figli di immigrati africani e maghrebini. Negli ultimi due anni si sono inoltre moltiplicate violenze di vario spessore contro gli ebrei francesi, dagli insulti per strada agli abusi fisici all’incendio doloso di scuole e luoghi di culto. La Francia ospita la più numerosa comunità ebraica d’Europa, 600mila persone, ma anche la più numerosa popolazione arabo-musulmana, circa 5 milioni di persone. Nel 2002 gli atti anti-ebraici di varia natura sono stati più di 300, il bilancio del 2003 dovrebbe essere meno negativo.
L’emergenza, tuttavia, non sembra spingere ad una maggiore coesione: le opposizioni hanno presentato una serie di ricorsi alla Corte costituzionale contro la legge Perben, con cui il governo intende aumentare i poteri della polizia nella repressione del crimine e definire nuovi percorsi giudiziari. La legge è stata accusata di attentare ai diritti civili da parte di attivisti politici, avvocati e anche alcuni magistrati. La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che istituiva il patteggiamento e quella che proibiva i ricorsi contro l’utilizzazione di strumenti di indagine invasivi della libertà personale (fermo di polizia di quattro giorni, intercettazioni telefoniche, perquisizioni notturne, ecc.).

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