Colloqui fiorentini, che passione
Ole. Ovazioni. Cori. Ma non siamo allo stadio. E nemmeno a un concerto. Destinatario di tanto entusiasmo è nientemeno che Luigi Pirandello. Oggetto di studio e di dialogo appassionato in questa terza edizione dei “Colloqui fiorentini – Nihil alienum”. Partiti due anni fa quasi in sordina, ormai i “Colloqui” si sono affermati come uno degli eventi culturali più significativi della città. E non solo: arrivano scolaresche di tutt’Italia, dalla Sicilia al Veneto. Oltre mille studenti, quasi duecento insegnanti ad ascoltare attentamente (moltissimi prendono diligentemente appunti) tre giorni di interventi sul grande siciliano. Tutti con un dato in comune: non si tratta di relazioni accademiche. Colte, profonde, sì; ma generate da una reale passione, da un’umanità che si prende sul serio e perciò fa i conti fino in fondo con le domande, le inquietudini, i brividi esistenziali e metafisici che attraversano l’opera pirandelliana. Poesia, novelle, romanzi, teatro: tutti i generi frequentati dallo scrittore di Girgenti sono passati in rassegna. Ciascuno contribuisce a disegnare il quadro di un uomo inquieto, attento alla vita, desideroso di una verità delle cose che sembra sempre sfuggire eppure non si può fare a meno di inseguire ogni giorno. Ai ragazzi uno così interessa (solo l’ora tarda ha costretto a interrompere il dialogo seguito all’intervento di Filippetti). Lo sentono compagno di viaggio, interprete di un’avventura che è anche la loro.
E infatti non sono solo spettatori. Anzi. I tre giorni di Firenze sono la punta dell’iceberg del lavoro di un anno. Perché i “Colloqui” sono accompagnati da un concorso, che diventa per studenti e insegnanti una straordinaria occasione di impegno. Cinque quest’anno le categorie (tesine, teatro, narrativa, progetto didattico, produzione artistica). Sono arrivati saggi, novelle che rimettono in scena personaggi pirandelliani, racconti che riutilizzano consapevolmente il suo stile e i suoi ambienti. Nel corso delle giornate sono stati presentati dai ragazzi, discussi, commentati in pubblico e col pubblico. La giuria, composta di docenti universitari, ha durato fatica a scegliere i vincitori. E ha sottolineato stupita l’alto livello complessivo.
Una menzione particolare meritano i lavori teatrali. Una giuria di esperti ha selezionato i tre migliori, che sono andati in scena al teatro La pergola, con una qualità di realizzazione molto più che dilettantesca (quando, nei “Sei personaggi”, la madre sviene in scena, qualcuno si è precipitato a soccorrere la ragazza che la interpretava, convinto che avesse perso i sensi davvero).
E un’altra va ai progetti didattici. A dimostrazione che nella scuola italiana, accanto ai docenti burnout, ce ne sono tanti che hanno conservato la passione e il gusto di insegnare. Si tratta di metterli in condizione di farlo.
Come ha scritto Gilberto Baroni, presidente di Diesse Firenze, ideatore e tenace animatore dell’impresa, nel telegramma inviato al ministro dell’Istruzione: «Riforma scuola è possibile a partire da iniziativa, entusiasmo, serietà di docenti e studenti impegnati in progetti mobilitanti».
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