Opera di Roma

Di Riccardi Fulvia
11 Marzo 2004
Il teatro dell’Opera di Roma vive dal 1994 un periodo di crisi economica

Il teatro dell’Opera di Roma vive dal 1994 un periodo di crisi economica, gestionale ed artistica. E sì che percepisce dallo Stato una somma superiore ai 25 milioni di euro, stanziata dal Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo), seconda solo a quella percepita dalla Scala di Milano. Nonostante questo non è ancora riuscito a decollare come si meriterebbe. Nel 1990 venne nominato sovrintendente il democristiano Giampaolo Cresci che urlava a gran voce «farò grande questo teatro». Cresci lascerà il teatro nel 1994 con un buco di circa 50 miliardi di lire. Il suo successore, il Maestro Sino Poli, che avrebbe certamente potuto per intelligenza, capacità manageriali e cultura portare il teatro dell’Opera al ruolo che si meritava, lascerà l’incarico per incomprensioni con il sindacato dell’Opera, e morirà, nel 2001, a soli 55 anni, sul podio, mentre dirige. A tutt’oggi i risultati artistici rimangono modesti.

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