Una nazione vera

Di Fred Perri
19 Marzo 2004
Appunti per un’idea di nazione.

Appunti per un’idea di nazione. Una nazione vera piange i suoi morti con un furioso silenzio. Una nazione vera va in piazza a milioni, senza distinguo, senza se, senza ma e senza Pecoraro Scanio. Una nazione vera mostra il suo dolore composto, senza grilli parlanti, senza profeti del nulla e, soprattutto, senza Gino Strada che la sa sempre più lunga di tutti. Una nazione vera, poi, magari s’arrabbia col governo e lo manda all’opposizione. Ma lo fa sulle cose concrete, sui fatti, non sulla faccia dell’uno o la simpatia dell’altro o sul fatto che uno ha la magistratura alle calcagna. Una nazione vera ha dei taxisti che, quando arrivi all’aeroporto e sali sulle loro auto non ascoltano, come nel posto da dove sei partito, le radio private che straparlano di Totti e Cassano, ma la rete nazionale che trasmette l’omelia del Papa che è ospite del paese. Una nazione vera non s’indigna perché l’Uefa (anche se indignarsi con l’Uefa, in generale, non è mai sbagliato) non sa che fare, è inetta come un poliziotto belga all’Heysel, e fa giocare le squadre nelle Coppe anche se c’è stata una strage. Una nazione vera sa che non sono gli atti formali che contano, ma il cambiamento del cuore e quello che ognuno vi trattiene al suo interno. Una nazione vera sa tutto questo. Una nazione vera che non è la mia.

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