La prima forza è pregare

Di Valenti Annalena
19 Marzo 2004
Mi sono detta, oggi voglio scrivere qualcosa di positivo

Mi sono detta, oggi voglio scrivere qualcosa di positivo, non del tipo «io penso positivo perché son vivo», ché è proprio in momenti come questi che senti l’inutilità totale di certe stupide pacific-canzoni, ma di buono, per la vita. Perché tra i due fuochi di un terrorismo che ti spaventa e non sai dove colpirà da una parte e il «non sto coi terroristi, ma…» dall’altra, ci siamo noi, gente comune, madri, padri, giovani, lavoratori, impauriti, «riuscirò a crescere mio figlio in questo mondo?», arrabbiati, spaesati, noi che esplodiamo, noi che sovvertiamo. Per paura? Per rabbia?
Immagino che da oggi ci istruiranno, un voto scontato, noi che ci manipolano come vogliono, noi che ci chiudiamo in casa impauriti e tutto il mondo è lì, quattro mura e una tv che ci dice cosa pensare, e noi che non sappiamo che fare. Eppure abbiamo un’arma, un’arma usata dai popoli in tutti i momenti più bui della storia, ha sconfitto pesti, invasioni, ha fatto crollare regimi, almeno fino a quando non abbiamo pensato, o ci hanno fatto pensare, che era meglio contare su noi stessi, almeno fino a quando c’è stato qualcuno che ce lo proponeva, ed oggi è solo il Papa, ed è la preghiera. «El pueblo unido jamas serà vencido» sloganava il popolo in piazza a Madrid, e per essere uniti, lo si vede in una famiglia, ci vuole uno scopo comune, e una strada da seguire, e anche un padre e una madre che sostengano questo scopo, che accompagnino, cui rivolgersi se non ce la si fa.
Noi sappiamo chi è nostro padre e anche nostra madre, e rivolgerci a loro è la nostra forza ed è nostra possibilità, non solo nel privato, da uomo, donna liberi, è la nostra mossa politica. E ne abbiamo anche un’altra di arma, ed è l’educazione, perché, prima di scuole, giornali, tv, sindacati, ci siamo noi, coi nostri figli, coi nostri vicini, con quelli che lavorano con noi, siamo noi che per primi possiamo, dobbiamo difendere la cultura della vita, la nostra cultura, e, amandola, farla conoscere.

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