La spericolata vita di Agostino
Agostino nasce a Tagaste (l’odierna Souk Arhas in Algeria) nel 354 e vi rimane fino al 371, quando si trasferisce a Cartagine per proseguire gli studi di retorica. Nel 372 diventa padre di Adeodato. L’anno successivo legge l’Ortensio di Cicerone, opera che lo segna profondamente e che fu per lui un forte appello alla ricerca della verità. Nel 383 si imbarca per Roma. Nel 384 si trasferisce a Milano con tre obiettivi: fare soldi, ottenere successo, sposare una donna con buona dote. Grazie al prefetto pagano di Roma, Simmaco, ottiene la cattedra di retorica. Ma, nonostante l’ambita posizione raggiunta, e malgrado il ricongiungimento familiare con la madre Monica e il figlio Adeodato, è infelice e sempre più dubbioso sulla filosofia manichea che ha abbracciato. è ascoltando le prediche di sant’Ambrogio, allora vescovo di Milano, che Agostino si affaccia a una nuova sensibilità. Per due anni segue Ambrogio, di vent’anni più anziano, proveniente da una famiglia patrizia di Treviri. Tenta di incontrarlo, soffre nella ricerca della verità, legge la Bibbia e coglie nell’essere umano non una forma chiusa in un corpo, ma un essere aperto all’Infinito. Un giorno Agostino fa visita a Simpliciano, consigliere di Ambrogio, a cui confessa «le tortuosità dei miei errori». L’anziano sacerdote gli racconta la storia della conversione di un altro retore, Caio Mario Vittorino. Un racconto che colpisce Agostino al punto che, quella stessa notte egli scende sconvolto nel giardino e sente la voce di un bambino che gli dice «tolle et lege». Agostino apre il Nuovo Testamento e legge le lettere di san Paolo: «D’improvviso le tenebre si dileguarono». Nella notte di Pasqua del 387, Agostino riceve il battesimo dal vescovo Ambrogio nel battistero del Duomo di Milano. Si ritira poi a Cassiciaco e da qui inizia la sua vastissima attività di scrittore. Nel 388 torna a Tagaste e fonda il primo monastero. Nel 430, mentre la città di Ippona è assediata dai vandali, Agostino muore il 28 agosto.
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