Cucù, Aznar non c’è più

Di Tempi
01 Aprile 2004
Altro che spontanea indignazione popolare: l’ondata emotiva seguita agli attentati di Madrid fu sapientemente cavalcata dai socialisti a fini elettorali. Con l’ausilio di investigatori, giudici e giornalisti

Pur disponendo di tutte le informazioni possibili, è difficile arrivare a farsi un’idea certa di quello che è realmente accaduto in Spagna nei giorni tra il 10 e il 15 marzo. Mercoledì 10 ci trovavamo in dirittura finale delle elezioni. Tutti i sondaggi annunciavano una vittoria chiara, ampia – forse addirittura la maggioranza assoluta – del partito Popolare. Ma tutto sarebbe finito a gambe all’aria il giorno seguente, poco dopo le sette e mezza del mattino, quando 13 bombe scoppiarono all’interno di 4 treni locali, gremiti di lavoratori, che si avvicinavano a Madrid. 190 morti e più di 1.400 feriti il risultato della brutale carneficina.
All’inizio era logico pensare che si trattasse del più grande attentato dell’Eta, che da un po’ di tempo stava cercando disperatamente di effettuare qualcosa di eclatante a Madrid. Ma appena tre ore dopo le esplosioni, cominciarono a circolare notizie ufficiose che additavano il terrorismo di matrice islamica.

La macchina del Psoe si mette in moto
Fin dal giorno stesso dell’attentato, i socialisti cominciarono a rendersi conto che, se avessero giocato bene le proprie carte, avrebbero potuto ottenere un ribaltamento elettorale a proprio favore. Funzionari delle forze di sicurezza e della diplomazia vicini al Psoe cominciarono a far filtrare informazioni ai vari mezzi di comunicazione. Anche alcuni giudici, piccati perché non interpellati per le indagini sull’attentato che in quei momenti erano affidate alla polizia scientifica, si misero in contatto con la stampa, attraverso intermediari, per confermare la responsabilità di Al Qaeda. Nel frattempo il ministero degli Interni era sballottato da tutte queste indiscrezioni e informazioni più o meno attendibili. I giornali del gruppo Prisa parevano offrire un’informazione più ampia dello stesso ministero. Il giorno dopo El País pubblicava nientemeno che otto cronache e quattro articoli di opinione che rafforzavano, con dovizia di particolari, la versione del terrorismo di matrice islamica. Le manifestazioni di massa del venerdì sera furono un sollievo per alcune ore. Milioni di spagnoli si riversarono per le strade dietro allo stesso striscione: «Con le vittime, con la Costituzione e per la sconfitta del terrorismo». Però nel frattempo i cellulari e Internet erano roventi. I messaggi di tono più acceso non si fecero attendere: «Pp, colpevole», «Aznar, assassino». La rivolta, ovviamente orchestrata, sarebbe scoppiata il giorno seguente. Il Pp che ancora venerdì pensava di essere il vincitore delle elezioni, adottò già il sabato un atteggiamento rassegnato. Fedele alla sua tradizione, la sinistra spagnola non si fa scrupoli di minare l’ordine istituzionale se in tal modo ottiene la possibilità di accedere al potere. In questo modo la giornata di riflessione di sabato 13 si è riempita di incidenti e di illegalità. I partiti di sinistra, dissimulando, riuscirono a organizzare varie manifestazioni davanti alla sede del Pp. I mezzi audiovisivi vicini ai socialisti (la Catena Ser, Cnn+, Localia) si collegarono in diretta con la scorribanda che ebbe luogo di fronte alla sede centrale dei popolari a Madrid. Gli striscioni esibiti dai circa 3mila manifestanti erano caratterizzati dal trasferimento di colpa: «Vostre sono le guerre, nostri sono i morti», «Le bombe dell’Irak ricadono su di noi». Il voto della punizione era servito.
Ora aleggia nell’ambiente la terribile sensazione che ci fa sospettare che i socialisti, per conseguire il potere, si siano resi partecipi della logica irrazionale dei terroristi, e cioè che gli attentati siano una risposta coerente alla partecipazione della Spagna alla guerra contro l’Irak. Sarà molto difficile dimostrare che i terroristi non abbiano ottenuto lo scorso 11 marzo proprio ciò che volevano: demolire il primo governo occidentale col sangue di migliaia di innocenti.

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