Solo risate
L’efficacia di un’arte sta nel rapporto di reciprocità che riesce a stabilire col mondo. Non c’è dubbio, ad esempio, che il teatro non è più questo. E chi fa Tv lo sa bene. La Tv, infatti, somiglia molto più al teatro che al cinema. L’espressione “bucare lo schermo”, ad esempio, è un’espressione teatrale: indica la capacità di un individuo di imporsi grazie al proprio corpo. Il teatro è corpo, e il teatro in Tv è anch’esso corpo. Ossia: presenza. è voce, occhi, naso, scarpe, vestiti. Noi viviamo, oggi, una vera crisi della presenza. Un sintomo di questa crisi è non soltanto l’abbondanza spropositata di trasmissioni comiche (da “Zelig” in giù) ma anche il fatto che tutte le trasmissioni tendono a diventare comiche, almeno in parte. Al “Costanzo show” si ride più oggi di tempo fa. Si ride alle trasmissioni sportive, piene di simpatici ospiti-clown ingaggiati per recitare il proprio personaggio. Ma la risata è un sostitutivo della presenza che non c’è, e i comici lo sanno. Sanno di essere inattuali, portano avanti la farsa secondo cui l’importante è riderci su – ma chi ci crede? – tant’è che, come già detto, per recuperare un minimo di rapporto col presente insistono quasi tutti solo su Berlusconi. Intanto, i corpi saltano in aria, vengono uccisi, dilaniati dalle bombe, bombardati, affamati, subiscono ogni sorta di peste moderna – mentre tanti preti si scandalizzano perché “The Passion” è un film crudo. Perché questa è la coscienza del corpo che la nostra epoca ha realizzato: il corpo come carne da macello. Il corpo presente come corpo morto e smembrato. Manca il corpo vivo e vero, perciò via con le risate, le ballerine, gli abiti succinti. Guai a coprire, guai a imporre il pudore. Ma sul nudo in Tv diremo la prossima volta.
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