EUROCENSURE
“Tolleranza zero”. Ma solo verso chi indaga sulle ruberie targate Ue. Lo slogan coniato dal comissario Romano Prodi nel 1999, per invertire rotta dopo lo scandalo Eurostat, si ripete in farsa. Bruxelles, 19 marzo: sei poliziotti belgi perquisiscono la sede del corrispondente Hans-Martin Tillack, del settimanale tedesco Stern. Colpevole di aver scritto un articolo su nuove sospette frodi nei palazzi Ue. Il giornalista dimostrava, sulla base di un dossier interno dell’Olaf (l’ufficio europeo antifrodi), che le truffe nella Commissione europea ci sono ancora eccome. Guai in vista per la Commissione? No, solo per il giornalista che denuncia gli scandali. Secondo l’Olaf, per ottenere quel documento privato Tillack avrebbe corrotto un funzionario europeo. L’ufficio antifrodi non è stato però in grado di provare le sue accuse, e infatti il tribunale non ha trovato motivi di incriminazione per Tillack. «Eravamo obbligati, dal nostro ruolo, a segnalare un caso di sospetta corruzione», dicono quelli dell’Olaf. Sicuri? Eppure (come dimostra un altro dossier interno) quando i sospetti di corruzione riguardavano un alto funzionario Ue, qualche settimana fa, l’Olaf non si è sentito “obbligato” a riferirlo alla polizia.
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