La lobby e la fame
Parlerò di Adriano Sofri. O meglio, parlerò dell’ambaradan mediatico che gli si è scatenato attorno. Premessa: se la famiglia Calabresi è favorevole alla grazia, figuriamoci se non lo sono io. Quello che sta succedendo con Sofri mi ricorda molto l’affaire Baggio. E quindi mi irrita. Mi irritano le lobby trasversali, il politicamente corretto, le battaglie che accomunano destra e sinistra (con eccezioni, naturalmente). Lo sapete che c’è chi vuole fare lo sciopero della fame pure per Baggio? Adriano Sofri è diventato come il calciatore col codino, anche se il suo caso è più serio: si tratta di far uscire un detenuto dal carcere e non di riportare un giocatore in nazionale. Non entro nel merito, anche se sul caso Baggio avrei qualcosa da dire dal punto di vista tecnico. Però non sopporto più i birignao degli intellettuali, le firme in calce, il trombonismo dei giornalisti sportivi, gli appelli al Presidente e al commissario tecnico. Rispetto invece il silenzio degli interessati, anche se così, a occhio, mi pare più sobrio quello di Sofri. Baggio ciurla nel manico. Comunque, e qui concludo, spero che un giorno, quando avrò qualche problema (col fisco, con la mia signora, con il portiere dello stabile), buttiate giù due righe pure per me. Ma niente scioperi della fame. La fame è una cosa seria, lo so per certo.
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