Tutti coinvolti

Di Justin Mc Leod
15 Aprile 2004
Una insegnante non ci sta

Scene di ordinaria illegalità nelle scuole della Repubblica.
Episodio primo. Il Collegio docenti di una scuola elementare, ignorando bellamente il dettato della legge 53/2003 (la riforma Moratti) e del conseguente decreto legislativo 59/2004, che stabiliscono un orario minimo obbligatorio di 27 ore settimanali, delibera che gli alunni devono rimanere a scuola almeno 29 ore e mezza.
Una insegnante non ci sta, chiede che il Collegio venga riconvocato per verificare la legittimità della delibera. Non l’avesse mai fatto! Il dirigente scolastico risponde con una lettera di richiamo in cui le viene rimproverato un «atteggiamento provocatorio e aggressivo», e soprattutto di avere «manifestato posizioni personali» ai genitori, anziché «essersi limitata a riferire quanto deliberato dagli organi collegiali». La maestra non demorde, difende le sue – sacrosante – ragioni e si becca un secondo richiamo. In cui si dice che «il Collegio Docenti non è aperto al pubblico, pertanto ciò che è stato detto in tale sede non deve essere riferito ai genitori». Bell’idea di democrazia e di scuola pubblica, dove un manipolo di insegnanti può infrangere una legge dello Stato e pretende pure che non si sappia in giro…
Episodio secondo. Situazione analoga: si propone di mantenere l’orario dell’anno precedente. Una maestra si alza e annuncia che se il Collegio approva la delibera farà ricorso alla Direzione regionale. Trambusto, parapiglia, minacce. Poi il dirigente ritira la proposta e annuncia che ci ripenserà.
Episodio terzo, quarto, quinto… In innumerevoli scuole i genitori si sentono dire che «per motivi organizzativi» non è possibile offrire un orario limitato a 27 ore. È illegale. È l’organizzazione che deve adeguarsi alla legge, non viceversa. Genitori, prendete esempio dalle maestre. Andate dal dirigente e ditegli che, se non rispetta le norme, manderete un esposto alla Direzione scolastica regionale. Copia per conoscenza al dirigente stesso, al ministero dell’Istruzione, a Diesse (viale Lunigiana 24, Milano) e ai giornali. Difendere la libertà tocca anche a noi.

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