L’incorreggibile
«(…) La gerarchia ecclesiastica… (sostiene) a spada tratta un prodotto sostanzialmente di mediocre qualità artistica e di scarso valore documentario-informativo come questo Gesù di Franco Zeffirelli. E anche qui ci richiamiamo a quegli studiosi i quali hanno rilevato come l’attuale lavoro televisivo, ispirandosi come fa al Gesù gesuitico-secentesco del catechismo (quello della Controriforma, per intenderci) ritorni decisamente indietro rispetto all’elaborazione cui era giunto il Concilio Vaticano secondo, riportando la figura del Cristo nell’aura da favola imposta dal Concilio di Trento.
(…) Se, nella domenica precedente, avevamo dovuto assistere alla scena della liberazione dell’indemoniato con tecniche spettacolari degne dei film del filone dell’Esorcista (venendo incontro, con ciò, ai gusti imperanti fra il pubblico americano), questa volta ci è toccato di vedere una quantità di guarigioni e resurrezioni condotte con lo stile dei guaritori. Come non sorridere, sforzandosi di conservare qul senso di rispetto che anche i non credenti nutrono per i credenti e la loro fede…
(…) Rimane solo, al fondo, un po’ di stupore per il chiasso che, quotidianamente, si continua a fare intorno a questo più che modesto prodotto…».
Felice Laudadio,
“Cristo fra i mercanti”
L’Unità, 12 aprile 1977
«The Passion di Mel Gibson è un film girato da un ateo: da un ateo che non sa di esserlo. Ed è un film sostanzialmente antisemita che getta una luce oscura e inquietante sulla religiosità di questi anni. Un film verso il quale la chiesa non prende le distanze, e dovrebbe farlo; che mescola uno spirito preconciliare, per non dire controriformistico, con l’apoteosi degli effetti speciali di certo cinema americano. In una parola è un film che ci porta indietro di decenni, se non di secoli».
Roberto Cotroneo,
“Golgota trash”
L’Unità, 13 marzo 2004
«(…) Il fatto che in questo film la vittima di torture malvagie e dettagliatamente descritte, con cambio di strumenti e progressiva esaltazione della sofferenza sia Gesù Cristo, non toglie nulla alla qualità pornografica del film, che sconsiglia la visione ai più giovani…
(…) È stupefacente che, ai nostri giorni, la cultura, la Chiesa e il pubblico, in America e in Europa, accettino un film pornografico e blasfemo. Blasfemo sopratutto in questo: invece di lavare i peccati del mondo, in questo film la interminabile tortura di Cristo serve a elencare a una a una le colpe degli ebrei e la loro inevitabile condanna. È stupefacente, è vergognoso, ma sta accadendo. Fra poco accade a Roma, a pochi passi dal Papa».
Furio Colombo,
“Che i bambini non vadano a Gibson”
L’Unità, 30 marzo 2004
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