Eroi, santini e idolatri

Di Da Rold Gianluigi
22 Aprile 2004
C’ è stato una strano imbarazzo nei personaggi televisivi

C’ è stato una strano imbarazzo nei personaggi televisivi che stabiliscono la “cultura” del nostro paese sulla tragica fine di Fabrizio Quattrocchi. Come non essere sorpresi che il “re dell’intrattenimento” via etere, Maurizio Costanzo, abbia precisato «non facciamone un santino»? Perché uno dei “prìncipi noiosi “ della domenica pomeriggio e, soprattutto, della seconda serata quotidiana sembra quasi infastidito da quel giovane che, per guadagnare un po’ di soldi e mettere su famiglia, è morto ricordando in faccia a chi lo ammazzava, con crudeltà e vigliaccheria, la sua italianità, la sua appartenenza, la sua identità? Probabilmente Fabrizio Quattrocchi era sfuggito al monumentale relativismo culturale della “Costanzo&company”. Quattrocchi era un giovane reale, un figlio del popolo che non si lasciava abbindolare dal “parlamentino” delle comparsate italiane: lo psicologo, il travestito, l’attrice vecchia, la soubrette giovane, il “grandefratellista” e tutto il campionario del paese stravagante e minoritario che ha perso qualsiasi identità e la pone come modello per tutti. Meglio un vecchio bolscevico che un simile “nulla” domenicale e di seconda serata. Sbaglieremo probabilmente, ma persino l’idolatria è preferibile al nuovo nichilismo della ditta “Costanzo&company” che ha paura degli eroi popolari.

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