Salvati (DS): «L’Onu non è il factotum»

Di Bottarelli Mauro
29 Aprile 2004
«Come le conseguenze del ritiro spagnolo vadano a riverberarsi nella sinistra italiana

«Come le conseguenze del ritiro spagnolo vadano a riverberarsi nella sinistra italiana, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti, mi pare inutile parlarne. La questione è che i leader fanno una fatica del diavolo a gestire questa materia: partendo dai presupposti che la guerra era sbagliata e che in Irak ci vedono come truppe occupanti, come si fa poi a dire “ok, detto questo restiamo comunque laggiù”?».
Michele Salvati, anima nobile della sinistra riformista, accetta di parlare dell’Irak post-bellico e post-Zapatero con una vena di disincanto e di annoiata rassegnazione. Ma, con il passare dei minuti, l’ironia ha la meglio sull’appeasement dello studioso.
«Non mi sento di dare addosso ai leader della sinistra riformista, visto che mi pare abbiano accuratamente evitato di dar vita a una posizione entusiastica nei confronti di Zapatero: le loro sono state prese di posizione caute che hanno insistito sulla richiesta di passaggio di poteri e di presa in carico delle operazione da parte dell’Onu. Ora, per dirla tutta, se vogliamo parlare di un cambiamento serio in quell’inferno mi pare irrealistico parlare di tempi brevi e di gestione dell’Onu: è chiaro che sia per quanto riguarda il comando militare che la ricostruzione il ruolo degli Stati Uniti resta fondamentale. Parlando di tempi stretti ci si nasconde dietro un dito, un avvicendamento entro giugno è impossibile: per quanto mi riguarda una posizione ragionevole è quella di impegnarsi fortemente affinché un intervento dell’Europa sia deliberato dall’Unione e soprattutto che questo avvenga attraverso la partecipazione di Germania e Francia».
Ma lei come giudica la mossa di Zapatero?
«Zapatero si era legato le mani da solo in campagna elettorale, non poteva fare altro. Io, con tutto l’amore che ho per gli Stati Uniti, non riesco proprio a sposare la tesi della bontà della guerra ma altra cosa è smobilitare. L’Irak oggi è un inferno dal quale le persone responsabili non possono uscire, anche perché lo hanno provocato. Lo ripeto: sul tema Prodi e Fassino dicono il massimo che possono, in Italia nel campo della sinistra siamo ancora all’obbligatorietà delle versioni edulcorate».
M.B.

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