Balle resistenti
L’anomalia italiana è ormai una costante, anche sulle ricorrenze più significative della sua storia, come quella del 25 aprile. Sacrosanta festa quella della Liberazione italiana dai fascisti e dai nazisti. Ma non si è mai ben capito perché, in quasi sessant’anni, abbia sempre avuto un carattere soprattutto di sinistra e spiccatamente antiamericano, anzi anti-Alleati. La fine della Seconda Guerra mondiale viene ovunque festeggiata l’8 maggio. Il 25 aprile è la Liberazione di Milano, Torino fu liberata il 28 aprile. Va bene lo stesso, in fondo noi la guerra non l’abbiamo vinta, se qualcuno si legge il Trattato di pace.
Il vero capo del Clna (il capo reale della Resistenza), Alfredo Pizzoni, non è mai stato ricordato, è quasi sconosciuto, con un silenzioso imbarazzo di tanti. Gli Alleati che, con i loro eserciti, liberarono la penisola venivano spesso dimenticati. Si può sopportare anche questo nell’anomalia italiana. Ma che addirittura l’ultimo 25 aprile (in un tripudio di bandiere pacifiste e di vetrine rotte) si trasformi in una manifestazione antiamericana sembra “un tantino esagerato”, per usare un eufemismo. Poi dicono che c’è il revisionismo storico. Sì, ma quello alla rovescia: il revisionismo che ritorna indietro fino alla falsificazione.
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