Nella metropolitana di Londra

Di Rodolfo Casadei
06 Maggio 2004
Nella metropolitana di Londra sono apparsi grandi poster che invitano i viaggiatori a fare attenzione alle borse

Nella metropolitana di Londra sono apparsi grandi poster che invitano i viaggiatori a fare attenzione alle borse abbandonate e a riferire immediatamente alle autorità. A Newcastle il 28 aprile si è svolta la più grande esercitazione di protezione civile contro il terrorismo mai effettuata in Inghilterra; è stata simulata la reazione di emergenza ad un attentato con armi chimiche.
Su Al-Sharq Al-Awsat, quotidiano londinese in lingua araba, sono apparse dichiarazioni di Saiful Islam, alias Abu Ibrahim, esponente di Jama’at Al-Muhajirun, gruppo islamista britannico simpatizzante di Al Qaeda attivo soprattutto nella città di Luton. Secondo costui è inevitabile che il califfato islamico, una volta resuscitato, venga esteso anche al Regno Unito e che la sua autorità venga insediata a Buckhingam Palace. Sull’Evening Standard sono apparsi brani dei sermoni di Abu Hamza al-Masri, il predicatore anglo-egiziano della moschea di Finsbury Park (Londra) del quale le autorità hanno chiesto l’espulsione dal paese (il processo si svolgerà nel gennaio 2005). «La vera arma di distruzione di massa – ha detto Abu Hamza in un sermone – è il desiderio di martirio. Milioni di voi sono pronti a diventare martiri. Mezzo milione di martiri è sufficiente affinché i musulmani prendano il potere su tutta la terra per sempre». In un altro sermone il predicatore anglo-egiziano, che ha perduto un braccio e un occhio in Afghanistan, dice: «Chiediamo ad Allah di fare di noi dei combattenti della guerra santa. Chiediamo ad Allah di diventare dei martiri. Il nostro dovere più immediato è di correggere la nazione di cui siamo cittadini. Perciò apriamo gli occhi, non c’è bisogno di andare a compiere il jihad in luoghi lontani dal nostro paese. Sarebbe una cosa giusta, ma non così giusta come compierlo alla porta di casa nostra».

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