Menti d’opera/2
Racconta la storia di Valentina il direttore del Cfp (Centro di formazione professionale) di Lodi, Diego Sempio, insieme a quelle di altri ragazzi che la scuola aveva buttato fuori e che la formazione ha recuperato alla stima di sé, a una capacità professionale e a una curiosità per il mondo (notiamo di passaggio: cosa è più “pubblico”? La scuola statale che lascia i ragazzi per strada o il Cfp “privato” che li recupera? è cosa è un onere per lo Stato? I soldi che dà al Cfp “privato” o un ragazzo lasciato per strada senza arte né parte, nel migliore dei casi una risorsa persa, per sé e per la società, se non un costo netto sotto la voce “recupero tossicodipendenti” o “carceri”?).
La racconta nel corso di un convegno sulla riforma della scuola organizzato dall’Istituto professionale alberghiero di Termoli, Molise. Terra di povertà, emigrazione e fatalismo. Ma qualcuno non ci sta. Il preside Antonio Sappracone e la professoressa Alberta hanno visto nella riforma Moratti un’opportunità. Hanno realizzato uno dei percorsi previsti dal nuovo ordinamento (il primo in Italia ideato da una scuola, gli altri sono nati per iniziativa dei Cfp). Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un buffet impeccabile, cucinato e allestito dai ragazzi del corso (ci sono anche alcune riproduzioni di quadri realizzate con cioccolato di diverse tonalità: avrebbero imparato di più a un corso di storia dell’arte?). Servono i convegnisti impettiti e orgogliosi del loro lavoro. Non ce n’è uno che non si dichiari contento della scuola che ha scelto. Uno ha perfino scritto in un tema che quest’anno ha scoperto che «al mondo c’è un posto anche per me».
Chissà cosa ne pensa quella dirigente Cisl che in un recente incontro a Milano ha detto che l’autonomia va bene per le scuole della Lombardia ma non per quelle di Campobasso. O quell’altro sindacalista Cgil che si aggira per le assemblee studentesche citando scandalizzato un vescovo del Duecento che parlava di “menti d’opera”? “Menti d’opera”: che bella definizione. Gente che sa tenere insieme mani e cervello. Cosa si potrebbe volere di meglio?
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