Romano prodi

Di Yasha Reibman
13 Maggio 2004
Qualcuno mi deve spiegare, non ho capito.

Qualcuno mi deve spiegare, non ho capito. Alle 6.30 di mattina quando si va al lavoro i cartelloni elettorali possono far male ed esser fraintesi. Dietro casa mia Romano Prodi, presidente della Commissione europea, sorride e dice: «Irak: una guerra sbagliata. Europa: la forza della pace». Non ho capito, non del tutto, almeno. «Irak: una guerra sbagliata». Questa frase è chiara. Ciascuno ha le sue opinioni e Prodi è contrario alla guerra contro Saddam. Ma cosa vuol dire «Europa: la forza della pace»?
Mistero. Sull’intervento in Irak l’Europa non ha avuto una posizione comune. Se la forza della pace è rappresentata dalle decisioni di Francia e Germania, e ora della Spagna, mi sembrerebbe una gaffe nei confronti di Gran Bretagna, Olanda, Polonia, per citare solo alcuni membri della Ue. A meno che il contributo alla pace non venga offerto proprio dall’aver avuto delle divisioni, ma questa mi parrebbe una tesi piuttosto audace. Oppure è un buon proposito per il futuro, ma non è dato sapere come intenda realizzarlo. O infine potrebbe essere un riferimento al ruolo avuto dall’Europa a Srebrenica. Lì gli europei dopo molti massacri finalmente intervennero e tentarono di portare la pace con la forza.

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