Affrontare il male senza averne paura
Ezio Mauro, “Lasciare l’Irak per salvare l’Occidente”,
La Repubblica, 10 maggio
«In Irak si è superato questo limite, estremo perché snaturante. è infatti il confine oltre il quale la democrazia incomincia a dubitare di se stessa, perché deve nascondere atti e comportamenti di cui si vergogna, e incomincia pericolosamente ad assomigliare in qualche angolo d’ombra al ritratto demoniaco che ne fanno i suoi nemici. Ecco perché l’Italia oggi deve sentire il dovere di non restare in Irak».
“Il confine da non superare”, Il Foglio,
4 maggio
«Quando è un regime politico a fare della violenza ragione e strumento del proprio dominio, lì è la radice che i paesi liberi sono chiamati a recidere, dopo l’11 settembre. Quando sono singoli agenti di paesi democratici a superare il limite della forza necessaria e del rispetto alla vita e alla dignità umana, il loro è delitto da accertare e punire con rigore».
Marina Corradi, “Democrazia è il coraggio anche della vergogna”, Avvenire, 6 maggio
«Non esiste democrazia che metta al riparo dal male. Più o meno evolute, son fatte tutte a partire dallo stesso elemento: l’uomo, il cittadino. (…) No, la democrazia non cancella questo male, queste radici profonde. La democrazia può soltanto una cosa: dire, far sapere, vergognarsi, fino ai satelliti, e di nuovo giù sulla terra. E poi, mandare a casa chi ha sbagliato. Voltare pagina. Ricominciare da capo. Sperando».
COMMENTO
Chissà se la soldatessa Usa – di 21 anni, tra l’altro incinta – sapeva che sarebbe diventata, su tutti i giornali e le televisioni del mondo, il prototipo di un’aguzzina?
Alle atrocità compiute dal regime di Saddam, che erano passate sotto silenzio, ha fatto seguito l’orrore di una guerra e adesso, sotto gli occhi di tutti, è la vergogna delle torture americane. Tutti hanno gridato allo scandalo e gli antiamericani da sempre, non hanno perso l’occasione per estendere lo scandalo a tutta l’azione degli Stati Uniti. E allora? Dobbiamo tornare a bruciare le bandiere a stelle e strisce, come – per altro – è già accaduto nel giorno dell’anniversario della liberazione del nostro paese (in cui un ruolo assolutamente non secondario hanno giocato gli americani)?
Il Foglio ci ricorda che esiste una differenza sostanziale tra quei regimi che la violenza la giustificano e utilizzano programmaticamente e gli stati che – invece – sono liberi di riconoscerla come colpa e di condannarla. Detto questo però, dobbiamo forse aspettare di eliminare tutto il male, prima di iniziare a costruire? Una posizione del genere ci sembra pura utopia.
Nonostante l’enorme gravità degli avvenimenti del carcere di Abu Ghraib, rimane il fatto che c’è una guerra non sedata e l’opera di ricostruzione che i militari americani e i loro alleati – tra cui noi – stanno compiendo in Irak, appare estremamente necessaria. L’unico modo per cui il male non prevalga è che non se ne abbia paura; non lo si nasconda, anche quando è dentro di sé; lo si affronti (come hanno fatto i soldati americani che hanno denunciato le sevizie) e si continui ad amare il bene. Ma questo non è un problema solo degli americani: è un problema di tutti. Ed è la ragione per cui il mondo non è risolto, anzi, grida per una soluzione.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!