E D’Alema tacque
Visto Massimo D’Alema, nella sempre intrigante “striscia” di “Otto e mezzo” condotta da Giuliano Ferrara. Da restare allibiti, per come una storia di dieci anni e poco più venga rivoltata, rigirata, piegata a ragioni di “bottega” politica, magari cercando di diventare erede di un consistente “pacchetto” di voti, magari cavalcando la delusione per l’antipolitica di questi anni. Il presidente diessino ha fatto un panegirico di Bettino Craxi: «Era uno statista», «non sono paragonabili Craxi e Berlusconi, incommensurabili» (a vantaggio dell’ex segretario socialista). «Ho smesso di attaccarlo quando gli è arrivato il primo avviso di garanzia».
Quel primo avviso di garanzia arrivò a Bettino Craxi il 16 dicembre del 1992. Cominciò la “caccia” al socialista e Massimo D’Alema, se non gettò le monetine come molti suoi amici e compagni, restò zitto (o dimostri il contrario) di fronte a quel linciaggio che portò alla cancellazione di un partito storico della sinistra, mentre il suo partito si riciclava per via di “muri caduti”, di “vocazioni europee socialiste”, di “cancellazione” affannosa di legami con la vecchia Urss. Qui non siamo di fronte a revisionismo storico, ma solo a una spiegazione frettolosa del disastro italiano, voluto da alcuni con la connivenza di tanti colpevoli silenzi di quel tempo.
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