Lo squadrone disfattista

Di Rodolfo Casadei
20 Maggio 2004
Ma che bel bestiario.

Ma che bel bestiario. C’è Diliberto che imbocca la via spagnola all’alternanza di governo: far credere agli elettori che si stanno recando alle urne che il governo è bugiardo, che il governo sta nascondendo loro qualcosa. C’è Di Pietro che rinverdisce i fasti di Tangentopoli: «Il governo non poteva non sapere». C’è l’anglo-spagnola Tana De Zulueta che lascia prendere il sopravvento alla componente ispanico-inquisitoria su quella britannico-garantista, e spiega che è il governo che deve dimostrare di essere innocente, e non gli accusatori a dover dimostrare la fondatezza delle accuse. C’è Paolo Cento che non vuole Bush in Italia, lui che ha baciato e abbracciato i torturatori Fidel Castro e Tarek Aziz quando sono venuti a Roma nel 1996 e nel 2003. Ci sono Vattimo e Pecoraro Scanio che gettano finalmente la maschera: ebbene sì, ci dicono, noi pensiamo che i nostri nemici sono gli anglo-americani e il loro “fondamentalismo occidentale”, e vogliamo unirci ai clerico-fascisti di Moqtada Sadr e di Al Qaeda per combatterli vuoi con le armi, vuoi col disfattismo a uso interno. E c’è questo ritornello ossessionante: il governo sapeva, il governo ha taciuto, il governo non è intervenuto. Peccato che questo ritornello alla fine ritorni come un boomerang contro chi lo ha lanciato. Luigi Malabarba, deputato di Rc, afferma di aver saputo delle torture anglo-americane nelle carceri irakene sin dal settembre 2003, ma di non averne parlato per ragioni istituzionali (pensa te!): ecco qua un comunista italiano complice dei torturatori. I famosi interventi e comunicati stampa di Amnesty International non sono rapporti riservati come quelli della Croce Rossa, ma documenti pubblici, che tutti i parlamentari, di maggioranza e opposizione, conoscevano: e allora? Zapatero, salito al governo e prese in mano tutte le leve del potere, ha ordinato il ritiro delle truppe spagnole dall’Irak per ragioni politiche senza alcun cenno a fatti di torture e maltrattamenti: un complice o uno sguattero anche lui?
E per finire il carcere di Nassiriya: il governo dovrebbe vergognarsi perché i nostri carabinieri e il governatore Barbara Contini in un anno non sono riusciti a fare quello che (chi conosce le prigioni del Terzo mondo lo sa) sarebbe stato un miracolo: trasformare quel luogo di brutalità e degrado in una moderna struttura per il recupero dei detenuti. Domanda: che cosa hanno fatto i governi dell’Ulivo nei cinque anni della scorsa legislatura, quando è stato ministro della Giustizia anche Diliberto, per migliorare gli orribili carceri italiani? Andate a leggervi i giudizi di Amnesty International sulle nostre prigioni in quel periodo, e poi chiamate gli undici prodi.

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