E adesso spogliati, cristianità

Di Emanuele Boffi
20 Maggio 2004
Via le sezioni violente della Bibbia. Via la spada all’Arcangelo Gabriele. Via la statua del Matamoros di Compostela. Sono le ultime provocazioni di Adel Smith? No, sono le proposte dei catto-pacifisti

«Pensando di aprire le braccia al mondo moderno certa Chiesa ha finito per aprirgli le gambe».
Nicolás Gómez Dávila

Estirpare, estirpare. Comunicato interno. Sia dato immediato rilievo su tutte le testate parrochial-pacifiste. Un gruppo di sacerdoti ha proposto di sradicare e nascondere in cantina la statua di Santiago Matamoros a Compostela (Il Giornale e Corriere della Sera, versione on line, 13 maggio, anniversario dell’apparizione della Madonna di Fatima). Il santo nell’opera lignea si permette di sventolare lo spadone sopra le teste di arabi e beceri. Dice che «offende la sensibilità delle altre culture e non favorisce il dialogo interreligioso». Prevenire possibili lamentele da parte dei fedeli che, per una tradizione invalsa da secoli, si recano al santuario in pellegrinaggio.

Estirpare, estirpare. Circolare interna. Sia dato immediato rilievo su tutte le testate parrochial-pacifiste. L’Infedele Gad è pronto per organizzare la tavola rotonda dal titolo: «Credere di credere. Si può anche senza credere di non credere?». Al centro del dibattito l’opportunità o meno di lasciare nella mano della statua di Marco d’Aviano, presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena, il crocifisso. Rilanciare la proposta che già in data 27 aprile 2003 un gruppo di sacerdoti fece: eliminare la croce che potrebbe “offendere qualcuno”. Riproporre il gesto ecumenico di alcuni no global che in medesima data infilarono nell’altra mano del santo un vessillo arcobaleno. Non mancare di pubblicare richiamo sulla vicenda del cappuccino erroneamente beatificato per la difesa della battaglia della Montagna Calva (12 settembre 1683, cattolici contro resistenza ottomana). Accostare intervista a Alex Zanotelli sull’indegna presenza sul suolo friulano di Aviano della base militare americana. Sono stati invitati: don Gianni Vattimo, l’ulema Franco Cardini e monsignor Romano Prodi. Per controbilanciare la presenza di tanti religiosi è prevista l’intervento dei laici Antonio Sciortino e Luigi Zega. Quest’ultimo proporrà un breve excursus storico sulla figura di “Onan. Che non è il barbaro”.

Estirpare, estirpare. Bollettino interno. Sia dato immediato rilievo su tutte le testate parrochial-pacifiste. Interessante iniziativa – denominata “operazione angioletto” o “boutique Fiorucci” – di togliere la spada alla statua di San Michele arcangelo, patrono della città di Monza. Medesima attenzione sia riservata al progetto di trasformare Fatima in un centro multireligioso. Insistere perché tali precauzioni ecumeniche siano fatte presenti anche ai confratelli del santuario di Jasna Góra a Czestochowa che ancora oggi si ostinano a raccontare ai pellegrini l’aneddoto secondo cui nel 1948 l’allora primate August Hlond, con il comunismo alle porte, pronunciò parole inaccettabili: «La vittoria, quando verrà, sarà vittoria della Madre Santissima». Sorvolare sul fatto che le medesime parole furono ripetute il 26 agosto 1956 dal cardinale Stefan Wyszynski durante la sua prigionia nelle carceri di Stato e che il 26 ottobre successivo fu liberato. Proporre invece alla meditazione il brano della rubrica “Colloqui col padre” (Famiglia cristiana, 10 agosto 2003), dove alle proteste di un lettore contro l’assurdo che «Giovanni Paolo II urli “Mai più la guerra!” e poi beatifichi Pio IX, che di guerre ne ha fatte quattro per conservare il potere temporale», il direttore Sciortino si dice felicemente stupito che «l’imbambolamento generale creato dalla diffusione della televisione e dei rotocalchi scandalistici lasci uno spazio per dibattiti così seri».

Emendare, emendare. Comunicato interno. Sia dato immediato rilievo su tutte le testate parrochial-pacifiste di importanti iniziative di candeggio ecumenico su testi letterari. Primo fra tutti, il capitolo XXVIII dell’Inferno dantesco dove il poeta incontra Maometto fra i seminatori di scandali e scismi. Emendare i versi dove così viene descritto il profeta dell’islam: «Già veggia, per mezzul perdere o lulla, / com’io vidi un, così non si pertugia, / rotto dal mento infin dove si trulla. / Tra le gambe pendevan le minugia; / la corata pareva e ’l tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia». Sia consigliato agli insegnanti di religione di sostituire la lettura della Commedia con Il nome della Rosa di Umberto Eco o Il Vicario di Rolf Hochhut. Lanciare iniziativa di gita scolastica a Bologna. Munirsi di vernice e pennello. Dopo la castagnata dare una bella mano di bianco su affresco antislamico di San Petronio.

Emendare, emendare. Circolare interna. Sia dato immediato rilievo su tutte le testate parrochial-pacifiste. Proposta di sostituire il Catechismo della Chiesa cattolica con la lettura del numero dell’Espresso del 23 gennaio 2003. In particolare dell’intervista a Enrico Peyretti che nell’articolo “Addio Bibbia crudele” propose di eliminare dall’Antico e Nuovo Testamento i passi violenti. La lettura è significativa e anche noi come lui ripetiamo «basta, queste pagine non sono parola di Dio». Quindi via il patriarca Abramo che impugnò le armi, via Mosé, via Davide e via il Gesù che dice di «essere venuto a portare la spada». Emendare anche il passo in cui il centurione si converte, sorvolare sul fatto che San Paolo fosse un soldato (NB: emendare lettera di Paolo agli Efesini, 6 11, ss., in cui l’apostolo invita a rivestirsi «dell’armatura di Dio…»). Non parlare più di Chiesa “militante”. Sostituire a quest’ultima parola l’aggettivo “accattivante”.

Emendare, emendare. Bollettino interno. Sia dato immediato rilievo su tutte le testate parrochial-pacifiste. Non vanno più recitate: la preghiera della patria, dei cavalieri di Malta, del corpo ausiliario dell’esercito italiano, del soldato, del cavaliere, della cavalleria dell’aria, del granatiere, del carrista, del bersagliere, dell’autiere, dell’artigliere, dell’alpino, del paracadutista, del trasmettitore, del geniere, degli amministratori dell’esercito, della sanità militare, del corpo militare della croce rossa italiana, del carabiniere, del finanziere, del volontario di guerra, del marinaio (scritta da Antonio Fogazzaro nel 1842), del subacqueo, dell’aviatore. Siano sostituite tali invocazioni tradizionali non consone con lo spirito moderno con le “Meditazioni di Io” di monsignor Eugenio Scalfari. Insegnare ai bambini a recitare la giaculatoria: «Io mi ritrovo molto guardando gli alberi. Anno dopo anno e sempre di più considero gli alberi come delle persone. Che fossero esseri viventi lo sapevo, ma adesso l’ho scoperto intuitivamente, e mi sento natura con essi. Ecco, è la natura il luogo dove mi sento sciogliere i nodi che nel mio interno porto. Trovare il senso della vita è domanda alla quale non c’è risposta. La natura si pone forse questa domanda? La natura vive e basta. E noi siamo natura» (E. Scalfari L’Espresso, 2 febbraio 1996). Sostituire durante le feste natalizie l’albero con Eugenio, le palle colorate con i bambini di Cattelan.

Emendare, emendare. Avviso interno. Sia dato immediato rilievo su tutte le testate parrochial-pacifiste. Ripubblicare la lettera apparsa su Nigrizia nel febbraio 2003 in cui don Gennaro Somma di Castellammare di Stabia chiedeva a tutti i cappellani militari di abbandonare le truppe e di «tornare alla vostra comunità ecclesiale, dove potrete essere più uomini, più cristiani, più sacerdoti». Sul medesimo argomento non fare alcuna menzione delle imprese militari del caporale maggiore Angelo Giuseppe Roncalli (meglio conosciuto come Giovanni XXIII, il “Papa buono”. Far sparire sue foto circolante in Internet in divisa con baffetti e sostituire con immaginetta paciosa e tranquilla). Medesima attenzione sia riposta nel non menzionare le avventure del beato Francesco Faà di Bruno che nel 1848 partecipò alla prima guerra d’Indipendenza. E che grazie al suo valore fu promosso capitano di Stato maggiore. Si sorvoli sulle storie dei santi militari e sulle loro icone come San Giorgio, San Longino, San Sebastiano, San Martino, San Maurizio, San Vittore, Sant’Espedito, San Saba, San Miniato, San Valentino, San Camillo, Sant’Ignazio, San Giovanni di Dio, San Girolamo Emil, San Giovanni Gualb. Sostituire a queste immagini guerresche con quelle edificanti del film Amen, come han già fatto le associazioni cattoliche di Como e, per le sale parrocchiali più disponibili, con La mala educacion del confratello Pedro Almodovar, che ricordiamoci sempre di ringraziare per la sua opera così originale, umana e controcorrente.

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