Il ritorno dei cospiratori
Patiti dei complotti, preparatevi alla scorpacciata: attorno alla vicenda della barbara decapitazione di Nick Berg sta per essere imbandita una tavolata di bufale di proporzioni paragonabili a quelle dell’11 settembre. Così come sull’attentato di Al Qaeda a New York e Washington sono fiorite le più fantasiose leggende antiamericane e antisioniste (dall’aereo che secondo Thierry Meyssan non si sarebbe mai schiantato contro il Pentagono ai 4 mila ebrei che non si sarebbero recati a lavorare alla Twin Towers perché informati di quello che sarebbe accaduto, ecc.), adesso sulla tragica fine dell’antennista ebreo americano si moltiplicano le interpretazioni dietrologiche e le “rivelazioni sconvolgenti”.
Ha cominciato il giornale telematico californiano La Voz de Aztlan News Bulletin, che il 12 maggio titolava «La decapitazione di Nick Berg dichiarata “una frode” da un medico». Nel pezzo si legge: «Non solo le presunte grida di Nick Berg non sono in sincronia con la decapitazione, ma si nota una totale mancanza di sangue che sprizza intorno, nonostante vengano recise la giugulare ed altre vene ed arterie». Conspiracy Planet, sito Internet che si presenta come “Network di storia e notizie alternative”, colpisce sotto la cintura coi titoli «Pornografia horror per Nick Berg: uno squadrone della morte di Cia e Mossad?» e «L’operazione psicologica di Cia e Pentagono: Nick Berg ucciso da americani». Le argomentazioni sono inattaccabili: in una foto delle violenze di Abu Ghraib si vede una sedia bianca uguale a quella su cui Berg è seduto all’inizio del video del suo martirio: dunque è stato ucciso dagli americani ad Abu Ghraib. Inoltre gli assassini sono troppo grassi e chiari di pelle (come avranno fatto a vederla?) e Berg veste una divisa arancione, proprio come i detenuti delle carceri americane.
Un pacifista in pasto ai jihadisti
American Politics Journal si ferma alle ipotesi: «I freepers (soprannome spregiativo dei repubblicani più patriottici – ndr) hanno ucciso Nick Berg? Perché non possiamo escluderlo». Non si può escludere perché il nome del padre del ragazzo, Michael, si trova «in una “lista di nemici” composta dai firmatari di una petizione contro la guerra inviata al sito web Free Republic. L’introduzione e i commenti successivi su quella lista suggeriscono che lo scopo dell’invio è di istigare la gente a perseguitare gli individui della lista e circolare i loro nomi fra persone ed organizzazioni che potrebbero compiere azioni contro di loro». Effettivamente il padre di Nick Berg è un attivista pacifista molto deciso (ma non incline ad avvalorare le nascenti teorie del complotto), come si evince dalle parole più che sconcertanti pronunciate subito dopo la notizia della morte del figlio: «Mio figlio è morto per i peccati di George Bush e Donald Rumsfeld – ha dichiarato a una radio di Filadelfia –. Quel che è accaduto è responsabilità di questa amministrazione… Sono sicuro che lui (Nick Berg, ndr) ha visto il bene nei suoi carcerieri fino all’ultimo secondo della sua vita… Non sapevano quello che stavano facendo. Hanno ucciso il loro migliore amico».
Ma ad eccitare oltre ogni limite i complottisti è soprattutto un dettaglio della vita di Berg: il giovane era stato in passato indagato perché la sua password personale del computer a lui assegnato presso l’università di Oklahoma era stata utilizzata nientemeno che da Zacarias Moussaoui, il presunto ventesimo attentatore mancato dell’11 settembre, poi arrestato dall’Fbi. Berg era riuscito a dimostrare di aver agito in buona fede, avendo messo il suo computer a disposizione di quello che per lui era soltanto un collega studente. Il destino ha voluto che Berg incrociasse, stando a quel che sostengono i servizi di sicurezza Usa, un altro terrorista islamico di prima grandezza: Abu Mussab Zarkawi, la primula rossa di Al Qaeda in Irak che avrebbe compiuto in prima persona il macabro rito dello sgozzamento con decapitazione. A tutto questo si aggiunga che Berg andava in giro per l’Irak con un passaporto con un visto di un viaggio in Israele e che voleva attraversare in auto da solo tutto il paese per andare in Kuwait partendo da Mosul: forza, complottisti, è suonata la vostra squallida ora.
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