Minima Immoralia

Di Tempi
20 Maggio 2004
Questo talentuoso e giovane direttore del Mirror, Piers Morgan, l’hanno cacciato a calci in culo, senza nemmeno permettergli di riunire la redazione per un saluto convenzionale…

Questo talentuoso e giovane direttore del Mirror, Piers Morgan, l’hanno cacciato a calci in culo, senza nemmeno permettergli di riunire la redazione per un saluto convenzionale…
Quel che accade in Europa e nel mondo, in Italia si ripete in forma di farsa. E un antico settimanale della prestigiosa, come L’Espresso, è finito nel ludibrio pubblicando, nel giorno della cacciata di Morgan, le fotografie taroccate sotto il titolo “tante sevizie, siamo inglesi”, e sopra la didascalia “le immagini che testimoniano gli abusi dei soldati inglesi sui detenuti irakeni di Bassora”…
L’immoralismo dei media consiste in questo: vogliono sembrare quello che non sono.
Dipendono da copie, sovvenzioni, pubblicità e ascolti, e vivono nel mondo reale della finanza, dello scambio, della lotta. Ma vogliono far credere di vivere nel mondo fatato in cui non esistono vincoli diversi dalla coscienza del giornalista e dall’ossequio al lettore-padrone: insomma l’immoralismo dei media è la bugia costitutiva della loro omologata identità di servitori della verità, quando è a ciascuno evidente che il massimo a cui un giornale o un programma Tv può aspirare è servire la verità particolare di chi è al timone secondo i pregiudizi e le passioni di un’identità politica e culturale che onestamente si mette in discussione, rendendo visibile la sua parzialità. Rispetto l’opinione di chi crede che Donald Rumsfeld dovrebbe dimettersi, ed è una semplice questione politica, ma continuo ad osservare sbalordito che il lettore di Repubblica, del Corriere della Sera, della Stampa non viene regolarmente e sistematicamente informato della circostanza decisiva riguardante le torture, quelle vere, non quelle truccate: che la scoperta dei comportamenti degradanti è stata fatta dal Pentagono, che i princìpi del giornalismo investigativo della Cbs sono arrivati a sparare la foto in prima pagina quando era completato il rapporto del generale Antonio Taguba, che la denuncia delle sevizie è parte dell’onore dell’esercito che ha liberato l’Irak dalla tortura intesa come legge, al prezzo di quasi ottocento morti, mentre la sete pornografica di sempre nuove sevizie disonora l’informazione occidentale, la serietà del suo linguaggio, la sua capacità di rappresentare un evento anche nel suo vero carattere, nei suoi effetti circoscritti. Il risultato è la più grande menzogna della recente storia del mondo: che Saddam non aveva le armi che ha distrutto o nascosto prima della caduta o che l’Occidente in fatto di tortura è uguale a lui.

Tratto da “L’immoralismo dei media riflesso nelle bufale del Mirror”,
di Giuliano Ferrara, “Il Foglio” 17 maggio 2004

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