Mai nessun ci dividerà

Di Tempi
27 Maggio 2004
In una domenica di post-convenzione dell’Ulivo, su una Tv locale scorre un cartoon dell’Uomo Ragno, al televideo la dichiarazione lapidaria di un Romano Prodi dell’altro mondo.

In una domenica di post-convenzione dell’Ulivo, su una Tv locale scorre un cartoon dell’Uomo Ragno, al televideo la dichiarazione lapidaria di un Romano Prodi dell’altro mondo. «Io sono temporaneo» dice il Nostro, «l’Ulivo è eterno». C’è da scommetterci, il precedente persuade. L’Ulivo sarebbe dunque un po’ come Kim Il Sung, per costituzione «Eterno Presidente della Repubblica Popolare Democratica di Corea».
Il giorno prima, Prodi era sceso a Milano e, diceva un Gaddino molto professionale nei panni del celebrante trepido e appassionato della messa del Triciclo (altro che show da fronte del palco, altro che quel tristanzuolo di Sposini a battezzare la corriera dell’Ulivo 1), «stiamo aspettando Romano, nel giorno di Pentecoste Egli è rientrato da Mosca, dove ha incontrato Putin, poi Egli è volato in Austria, dove ha incontrato i rappresentanti delle chiese d’Europa, e tra qualche minuto Egli sarà qui, con noi, il Nostro Caro Leader». Un po’ berlusconiano, no? Chissà. Ma non distraiamoci e continuiamo a seguire il divino evento in diretta radio, in automobile, oh sì, viaggiando. Eh sì, viaggiando, evitando le buche più dure, ascoltando in religioso silenzio gli interventi dei capitriciclo. Dal magnifico pulpito della Milano da bere, non ce n’è uno che non ammetta, con francescana umiltà, «siamo noi i migliori» e «questa non è la nostra Italia». Benissimo. Pare di vederla la resistente irakena Lilli: «Guardate qui!». E sono pianti e sdegno per le arcinote foto delle sevizie di Abu Ghraib. «Siamo noi che dobbiamo vergognarci! Siamo noi che dobbiamo andarcene da Baghdad!». Evvabbé, “que viva” il comizietto pieno di acredine antiamericana. Ma che c’entri tu, Lilli, con i riformisti virtuali? «La Rai censura i miei comizi e gli operatori voltano la telecamera dall’altra parte pur di non riprendere i miei ciuffi rossi. E comunque mi sarei dimessa dal Tg1 anche se non fossi entrata in politica, perché la sottoscritta ha una dignità». Giusto, ben detto, applausi alla capolista che ha una dignità e, chiusa da apoteosi della capolista integerrima, «Vi invito all’Unità! Unità! Unità!». Tralasciando di riferire dell’intervento di Michelino Santoro (altro giornalista pieno di Unità e di Dignità, come Gaddino, Lilli, Serventi Longhi, Sassoli…), il resto è tutta una corsa a chi la spara più bertinottiana. Per Boselli Castro è un dilettante al confronto di Bush. Per la Sbarbati la Moratti è peggio di Ceausescu. Per Rutelli, maledetti sono quei 500 voti della Florida che hanno devastato il mondo. Per Fassino, Panebianco attento, ancora fischia il vento, non ti permetter mai più di scriver sulla prima pagina del Corrier che non abbiamo la testa per governar. Arriva il Nostro e la platea va in deliquio. Gaddino è commosso, Fassino promette che «mai più! mai più! ci dividerem», trallallà. Rutelli, che notoriamente è il bello della compagnia, dice che sì, sarà così, e lui sarà il John Fitzgerald Kennedy dell’Unità. La repubblicana Sbarbati fa la ruota del pavone. Boselli recita magnificamente il figliol prodigo. è tutto bello, è tutto migliore, e fa tutto un’altra Italia questo can can della Convenzione.
E il Nostro ne è talmente persuaso che lo lustra e se lo autoillustra il Triciclo, in tutto un bello-migliore-tutt’un’altra-Italia discorso alla margarina che mastica e rimastica aria fritta, belle speranze, orizzonti indocinesi, persone sociali, anziani che hanno bisogno di noi, giovani che non stanno aspettando altro che noi. Sì, Prodi, che non ha una parola per le radici cristiane, la cristianità e tutte le altre bagatelle connesse all’Europa arrivata fin qua, è inebriato della sua temporaneità e dell’eternità della sua creatura. Una bambina, risalendo in macchina dopo aver accompagnato la mamma a far la spesa, sente la radio gracchiare e di quella voce sciapita domanda: «è Berlusconi?». No, è la favola di cappuccetto rosso, bambina. Sull’altra frequenza radio c’è Lucio Dalla, bambini elettori, «attenti al lupo, ooh,ooh,ooh…».

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