Scuola, il sindacato svolta. E si cappotta
Mai come quest’anno i sindacati confederali della scuola, assieme agli arditi dei Cobas, hanno fatto scendere in piazza i loro iscritti. Se si contano gli scioperi locali, quelli degli alunni delle primarie, già sindacalizzati alla loro verde età, le occupazioni per il tempo pieno, i momenti del cosiddetto antimorattismo militante non si contano più. Venerdì 21 maggio doveva esserci il deserto in 10mila scuole italiane, invece le attività erano in pieno svolgimento. I docenti si son rotti di dare le loro giornate lavorative a dei capipopolo che ormai fanno solo interessi di bottega. Il ministero ha fornito i dati e sembra che abbia aderito alla protesta il 12,56% del personale. Si badi bene, non sono dati a stima come per le manifestazioni di piazza, ma un conteggio vero e proprio, visto che l’amministrazione in base alle firme sottrae lo stipendio. Nelle 10.903 scuole, hanno scioperato 65.787 dipendenti su 524.384 tenuti al servizio. Ma Roberto Panini ha sentenziato: «Ottima riuscita dello sciopero… è in corso una mobilitazione molto ampia che non intende rassegnarsi a subire la riduzione dell’offerta formativa, accettare il tutor, la riduzione degli organici, ecc.». Non importa se sono i seguaci di Epifani ad andare all’arrembaggio, quel che preoccupa è che si sia spostata su posizioni massimaliste anche la Cisl. Pezzotta l’altro giorno gongolava alla convention dell’Ulivo e pare che abbia lanciato anatemi contro il centrodestra. Sul palco romano della manifestazione degli statali, ha chiesto una svolta e minacciato “mille iniziative” di lotta. Per sinistra e sindacati (vedi anche posizioni sull’Irak) questo è il tempo delle “svolte”. Alla Cisl scuola hanno cambiato pure i vertici. Ora l’ammiraglio è Francesco Scrima, ma i contenuti sono sempre gli stessi, beceri, obsoleti e veterocomunisti: «Difesa della scuola pubblica statale e contrasto della riforma Moratti che non è accolta dal mondo della scuola». Il buon senso e il dialogo sembrano beni rari nell’Italia pre-elettorale. Che strazio se pensiamo che voteremo una volta all’anno di qui al 2007.
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