Peccati d’irrealtà

Di Valenti Annalena
27 Maggio 2004
Mi danno della sentimentale perché parlo di bambini e magie, fiabe, mamme e sentimenti

Mi danno della sentimentale perché parlo di bambini e magie, fiabe, mamme e sentimenti, perché leggo e piango, scrivo e piango. Danno della sentimentale ad Angelica, amica ebrea che insegna teatro a ragazzi ebrei ed arabi, perché parla di pace e piange, parla d’amore e madri e fa piangere, pagando il prezzo del darsi completamente per affermare la positività della vita di fronte a tutto. A nostra difesa abbiamo la realtà e G.K. Chesterton, e vi dirò cosa e chi è davvero sentimentalismo. G.K.: “Non c’è nulla di debole nel mostrare quei sentimenti, e non c’è nulla di realistico nel negarli. I sentimenti sono dei fatti; sono persino dei fatti fondamentali… Il vero sentimentalismo è un peccato contro la realtà”. è proprio quello che ho pensato il 22 maggio quando ho sentito parlare, durante la convention di “Uniti nell’Ulivo”, la nuova icona Lilli Gruber. La radio è una grande invenzione, sei costretto ad ascoltare delle parole, pretendi anche che abbiamo una certa logica, e si rompe la magia televisiva che ti fa guardare più ai capelli rossi che al senso compiuto di ciò che viene detto. Morale: Lilli (eh sì, Gad chiama tutti così, via gli onorevoli e i cognomi, benvenuti a Piero, Michele, Francesco, Romano) arringa la folla con frasi del tipo “uniti vinceremo”, gli argomenti sono gli stessi di Piero e Francesco: contro Berlusconi, il ritiro delle forze “occupanti” dall’Irak. E uno pensa: la guerra è servita almeno a far diventare gli argomenti due. Le frasi sono illogiche ma d’effetto: ci dice che la Rai, sapendo che si sarebbe presentata alle elezioni europee, non l’ha più voluta come giornalista, e non la vuole nemmeno riprendere con le sue telecamere, e subito dopo, che, se non si fosse candidata, di sicuro se ne sarebbe comunque andata dalla Rai, che applausi. A voler dimostrare ciò che G.K. dice: «Questo è un sentimentalismo che utilizza le parole per confondere e indebolire le idee, laddove esse dovrebbero essere chiare e decisive». Un peccato contro la realtà.

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