Se vincono loro

Di Tempi
03 Giugno 2004
Una bella, appassionata e ampiamente qui saccheggiata lettera di un collega

Una bella, appassionata e ampiamente qui saccheggiata lettera di un collega (Stefano Magni) a una nostra amica (Giovanna Jacob) ci fa pensare che forse stiamo già ballando sul Titanic e, purtroppo, siamo troppo impegnati a giocare con le bandiere pacifiste per prenderne coscienza. Purtroppo anche le previsioni di centri studi solitamente molto ottimisti, come Stratfor, dicono a chiare lettere che rischiamo di perdere la guerra contro il terrorismo. Il fatto è che basta una campagna mediatica sugli gli abusi e le violenze commessi ad Abu Ghraib per far crollare il morale americano e creare spaccature politiche in Europa.

In Italia, sono in molti ad avvalorare l’idea peregrina che la guerra al terrorismo sia solo un’invenzione degli Usa. Una “favola da petrolio” che si dovrebbe dunque contestare, come ha suggerito Romano Prodi con quell’invito rivolto agli italiani ad esporre le bandiere arcobaleno alle finestre in occasione della visita di Bush. Cioè domani, 4 giugno di un 2004 che somiglia terribilmente al 1939. Anche allora politici ed intellettuali continuavano a chiedersi «ma perché combattere contro la Germania nazista? Perché dovremmo morire per Danzica? Lasciateci in pace». Nel 1939 gran parte delle opinioni pubbliche occidentali ragionavano proprio così. E così Hitler invadeva prima la Danimarca e la Norvegia, per poi passare in Benelux e finalmente in Francia.

Hitler avrebbe vinto la guerra, perché nessuno lo voleva combattere. Churchill da solo non ce l’avrebbe mai fatta. Perché Hitler è stato sconfitto? Perché ha aggredito l’Urss. È lì che Hitler ha iniziato a prenderle, non a causa della forza militare dell’Urss (se Stalin non veniva tirato su di peso da Churchill e Roosevelt, i tedeschi non solo sarebbero arrivati a Mosca, ma pure a Vladivostok), ma perché i comunisti di tutto il mondo sono riusciti a mobilitare anche gli intellettuali dormienti non comunisti, da quelli dello staff di Roosevelt ad Albert Einstein. Hitler fu sconfitto perché i comunisti riuscirono allora a mettere in bocca a politici e pensatori che fino al giugno del 1941 erano stati soltanto una maggioranza di scettici parolai e menefreghisti, l’idea che il nazismo era il male e che doveva essere combattuto, a qualunque costo.
Oggi siamo messi molto peggio che nel 1939. Perché nel 1939 erano in tanti in Europa a pensare che non valeva la pena «morire per Danzica», ma nessuno si sognava di negare l’esistenza di una guerra. Oggi, quando non è negata, sentiamo dire che «se anche così fosse, ben ci sta, ce la siamo meritata», così dice l’ideologia terzomondista che insegna l’odio di sé dell’Occidente. Così, oggi come nel 1939, i comunisti sono dalla parte del nemico. C’è motivo di credere che, come fecero poi nel 1941, cambieranno schieramento? No, non ne vediamo i motivi. Tant’è che, nei fatti (come ci ribadiranno domani i manifestanti antiamericani a Roma) secondo i comunisti oggi l’unico vero nemico si chiama George Bush, non Bin Laden. Sì, questa volta c’è sul serio da temere che l’alleanza tra i comunisti e i nostri nemici reggerà. Contro questa alleanza c’è infatti solo il nulla del pensiero debole, il nichilismo, la stanchezza e il buio di un’Europa in continua ritirata zapateriana.
Una cosa è certa: se, nonostante la copertura di una nuova risoluzione Onu, l’America e la coalizione dei volonterosi fallissero la stabilizzazione dell’Irak e, dunque, non riuscissero a sgominare le trame destabilizzanti degli integralisti e dei terroristi che tengono in ostaggio 25milioni di irakeni, non solo Bush e Blair, ma noi, italiani ed europei, avremo perso la guerra contro il terrorismo. Con quel che ne segue.

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