No global
Domani a Roma con George W. Bush, voi, antagonisti no global, avrete due possibilità. Una sarebbe quella di non farsi riconoscere. Ci potreste sorprendere tutti e – ferme restando le vostre obiezioni alle attuali scelte di Washington sulla guerra, sullo sviluppo, sull’ambiente, sui diritti – salutare il presidente del paese che sessant’anni fa contribuì a liberarci dai nazisti. Grazie a loro, agli “amerikani”, oggi siamo vivi e «non parliamo tutti tedesco». Potreste per un giorno sventolare e non bruciare la bandiera a stelle e strisce. Così, solo per dimostrare che a scuola avete letto i libri di storia dove avete scoperto chi bruciava bandiere e libri e chi ha combattuto per la nostra libertà. Per una volta potreste distribuire volantini sui parabrezza delle auto anziché sfasciarle. Oppure domani potrete fare come da copione. Biglie di ferro, bulloni, spranghe, bombolette spray e benzina. Vetrine distrutte, bancomat sfasciati, poliziotti all’ospedale nella ricerca della vendetta per i fatti di Genova. Tutto già visto e, tranne che per le vittime della vostra violenza, verrete accolti da infastiditi sbadigli di noia. Ma almeno state a volto scoperto e fatevi riconoscere.
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